ansar al shariaIn Nord Africa i governi hanno grandi difficoltà a garantire la sicurezza e a implementare le politiche di sviluppo economico. Ciò crea spazio all’azione dei movimenti qaedisti, che sottopongono a forti pressioni gli equilibri sociali e religiosi dell’area. Tali movimenti riescono a perseguire anche obiettivi a livello regionale che potrebbero, nel futuro, portare concrete minacce anche ai paesi della costa nord del Mediteranneo, compresa l’Italia.

Con queste parole gli analisti del Centro studi internazionali introducono il focus Mediterraneo e Medio Oriente nr. 14 (marzo/maggio 2013) redatto per l’Osservatorio di politica internazionale del Parlamento italiano.

Uno dei paesi che desta maggiori preoccupazioni è la Tunisia, dove negli ultimi mesi, si è registrato l’aumento delle attività dei gruppi salafiti, in particolare del principale di essi, Ansar al Sharia. “Il gruppo gode di un massiccio radicamento sul territorio e di un sensibile sostegno popolare”, si legge nel rapporto,  in particolare nelle aree rurali e più arretrate del paese. La sua influenza ha conosciuto un salto di qualità in tutto il mondo arabo, in ragione dell’intensa attività di reclutamento, indottrinamento e invio al fronte siriano di molti giovani tunisini. Il governo del premier Ali Larayedh, del partito islamico moderato Ennadha, ha adottato una strategia più determinata contro i salafiti. Con l’estensione del regime di “stato di emergenza” è stato impedito a Ansar al Sharia di organizzare il proprio congresso annuale; con la maggiore cooperazioen con l’Algeria sono stati arrestati 50 miliziani jihadisti e smatellati due campi di addestramento nell’ovest della Tunisia. La maggiore intransigenza dimostrata verso le manifetsazione politiche e religiose dei salafiti ha portato a scontri tra salafiti e forze di polizia in diverse città.

Tuttavia, in Tunisia, continuano, quasi ogni settimana, imponenti manifestazioni di piazza nelle quali sfilano, spesso scontrandosi, l’ Unione generale tunisina del lavoro (sindacato di ispirazione socialista), la Lega per la protezione della rivoluzione (gruppo vicino ad Ennadha) ed i salafiti di Ansar al Sharia.

“Le divisioni interne ad Ennadha -sottolineano gli analisti italiani- non permettono un’efficace azione governativa. Il partito di maggioranza continua a vedere la contrapposizione tra la corrente moderata, disposta ad un dialogo con le forze laiche e socialiste, e la corrente conservatrice, la quale guarda con interesse ai gruppi salafiti. In questo momento, tuttavia, l’impasse istituzionale ed il malcontento popolare continuano ad erodere il sostegno di Ennadha ed orientano l’elettorato e la società verso sia le forze socialiste che verso i salafiti”.

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