corridoiosudgas02Unione Europea e Russia hanno progetti differenti per trasportare il gas nell’Europa sudorientale. Bruxelles punta sul giacimento azero di Shah Deniz, nel Mar Caspio, grazie alla realizzazione del South Caucasus Pipeline Expansion (in Azerbaijan e Georgia), del Trans Anatolian Pipeline (il Tanap, in Turchia) e, a scelta, del Trans Adriatic Pipeline (il Tap in Grecia, Albania e Italia) o del Nabucco West (in Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria). Mosca, invece, vuol commercializzare il proprio gas realizzando il South Stream attraverso Mar Nero, Bulgaria e Serbia, con ramificazioni verso Croazia, Slovenia e Italia, Ungheria e Austria. Le aspettative dell’Ue dipendono dalle decisioni del consorzio di sfruttamento di Shah Deniz, mentre la Russia ha già iniziato a realizzare il suo gasdotto. Il crocevia di scontro sono le privatizzazioni delle compagnie statali del gas greche.

L’asse Ue-Turchia-Azerbaijan

Il giacimento di Shah Deniz ha riserve stimate in 1.200 miliardi di metri cubi. A guidare il consorzio estrattivo è la Bp (25,5%) affiancata dalla norvegese Statoil (25,5%), dalla Socar (campagnia petrolifera di stato azera, 10%), dalla francese Total (10%), dalla russa Lukoil (10%), dalla compagnia petrolifera di stato turca Tpao (9%) e dalla Naftiran Intertrade Company (Nico, 9%). La Nico è una società controllata dalla National Iranian Oil Company. Il consorzio deve scegliere tra Nabucco West e Tap. La scelta è attesa per fine giugno e la decisione finale di investimento entro la fine dell’anno. La Ue conta così di diversificare i propri fornitori e proiettarsi verso i giacimenti di Turkmenistan e  Kazakistan.

L’Azerbaijan e la Turchia vogliono diventare il ponte che collegherà l’Europa al gas dell’Asia centrale bypassando la Russia, con grandi ritorni economici in tariffe di trasito, tasse, posti di lavoro, più peso geopolitico (e più sicurezza energetica per  Ankara).

Le differenti opzioni di sfruttamento del giacimento possono essere l’elemento di debolezza di questo asse di alleanze. Il governo di Baku ha avviato l’ammodernamento e la diversificazione economica dell’Azerbijan e ha bisogno di entrate cospicue e certe. Con gli attuali prezzi di petrolio e gas destinati a rimanere alti almeno fino al 2017, potrebbe optare per una gestione più accorta delle riserve di Shah Deniz e postciparne la fase due di sfruttamento. La strategia delle compagnie petrolifere occidentali, in particolare la Bp, è invece diretta verso ritorni economici a breve con investimenti minimi, quindi con un gasdotto fisso, laddove la Socar vuole infrastrutture potenziabili in base alle esigenze di esportazione.

 Tap o Nabucco West?

 Il Nabucco West avrà la capacità di trasportare 23 miliardi di metri cubi di gas all’anno, sarà connesso con il Tanap e, attraversate Bulgaria, Romania e Ungheria, terminerà in Austria, dopo un percorso di circa 1.300 chilometri, nel cuore dell’Europa. A realizzarlo saranno la Bulgarian Energy Holding, la turca Botas, la ungherese Mol, la Omv (Austria), la Transgaz (Romania) e la francese Gdf-Suez. Non sono pubblici i costi del gasdotto. Il consorzio, in passato, ha cercato fondi per 4 miliardi di euro dalle istituzioni finanziarie internazionali, pari a circa il 70% degli investimenti previsti. Il Nabucco West ha come vantaggio principale di passare sul territorio dei paesi da servire, rendendo così più facile l’apertura ad una maggiore concorrenza nel mercato del gas della regione, oggi dominato dalla Gazprom.

Il progetto Tap prevede la costruzione di un gasdotto lungo 870 chilometri che da Komotini, in Grecia, attraverso l’Albania e l’Adriatico, arriverà sulla costa pugliese in Italia. Potrà trasportare dai 10 ai 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Gli azionisti del progetto sono la norvegese Statoil (42,5%), la svizzera Swiss Axpo (42,5%) e la tedesca Eon-Rhurgas (15%). Il Tap ha tre punti di forza: utilizzerà il percorso più breve per raggiungere l’Ue; i costi (stimati in 1,5 miliardi di euro) saranno sostenuti da capitali privati; ha tra i suoi promotori la Statoil, membro del consorzio  di Shah Deniz, e la Eon-Rhurgas, che assicura un vasto sbocco commerciale. In più occasioni Grecia, Albania e Italia, ma anche Bosnia-Erzegovina, Croazia e Montenegro hanno ribadito il loro appoggio al progetto.

Il vantaggio della Russia

Il 7 dicembre del 2012, il presidente russo Vladimir Putin ha ufficialmente inaugurato l’avvio della costruzione del South Strem. Gazprom punta a realizzarlo entro il 2015, per indebolire la convenienza del Nabucco West, il principale concorrente. La Gazprom ha diversi punti di forza: possiede il gas, possiede i 20 miliardi di euro necessari a realizzare South Stream  e ha partner strategici: la francese Edf, la tedesca Wintershall e l’italiana Eni.

Gazprom sta anche cercando di acquisire un ruolo di rilevanza nella privatizzazione delle compagnie greche del gas. Ai primi di giugno 2013, tuttavia, l’azienda russa si è ritirata dall’asta per la vendita della Depa, il gruppo nazionale greco del gas. Secondo fonti vicine al governo di Atene, è stato l’intervento della Ue a far allontanare temporaneamente i russi. Nel frattempo, la Socar ha presentato un’offerta di acquisto per la Desfa, la rete di gasdotti nazionale greca. 

La divergenza di strategie tra Bp e Socar rischia di impedire al consorzio di Shah Deniz di fare scelte a tempo breve. Non solo riguardo a Tap o Nabucco West, ma anche riguardo alla decisione finale di investimento, che determinerà i tempi di apertura del corridoio sud del gas. La Russia può quindi giocare d’anticipo: realizzare per prima South Stream e quindi rendere poco conveniente Nabucco West; acquisire le compagnie del gas della Grecia per decidere anche su Tap.

La Ue risponde obbligando Atene, che dei prestiti europei ha bisogno per uscire dalla crisi del debito pubblico, a tener lontana Mosca dalle privatizzazioni, anche al prezzo di perdere i 900 milioni di euro che la Gazprom aveva offerto per la Depa. 

Ma dalla Grecia arriva anche un altro segnale. L’offerta della Socar per la Desfa significa che il governo azero si sta interessando concretamente a ciò che succede lungo il percorso del Tap. Con la Socar e la Statoil coinvolte nel Tap e allo stesso tempo  socie nel consorzio di sfruttamento di Shah Deniz, crescono le possibilità che il Trans Adriatic Pipeline vinca la gara contro il Nabucco West.

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