HabsburgPaul Kennedy, nel suo Ascesa e declino delle grandi potenze (Garzanti, 1989) dedica la prima parte del libro alla geopolitica degli Asburgo. Eccone una sintesi.

Tra il 1519 e il 1659, gli Asburgo occuparono la scena diplomatica, politica e militare dell’Europa. La forza e il poter acquisito dalla casata austriaca rischiavano di essere una minaccia per gli altri stati europei, che temevano l’avvento di un nuovo imperatore che dominasse su tutto il continente.

Nel 1519 Carlo V d’Asburgo eredita la corona spagnola e la corona d’Austria, concentrando su di sè un potere immenso. I nemici principali di Carlo sono il re francese, Francesco I, che cerca di espandersi in Italia, i turchi che avanzano nei Balcani, le riottosità dei principi tedeschi e le lotte di religione che dilaniano l’interno del Sacro Romano Impero. Con gli Asburgo che diventano i principali difensori del cattolicesimo. Tra il 1555 e il 1556, Carlo V abdica. Lascia il trono di Spagna al figlio, Filippo II, e quello d’Austria a Ferdinando I, il fratello. I principi tedeschi protestanti hanno dimostrato di poter resistere alle mire unificatrici di un imperatore cattolico, la Francia si conferma il rivale più formidabile degli Asburgo, mentre l’avanzata dei turchi continua.

Tuttavia, la potenza asburgica è ancora la più grande in Europa. Negli anni ’80 del Cinquecento, la Spagna cerca di piegare la rivolta dei Paese Bassi olandesi. Inghilterra e Francia aiutano gli olandesi contro Madrid. E’ una guerra su scala internazionale. Tra il 1588 e il 1590, gli eserciti spagnoli in Francia e in Olanda sono sul punto di piegare la resistenza degli avversari, ma non vi riescono, soprattutto grazie agli sforzi dei francesi. La grande flotta spagnola che doveva invadere l’Inghilterra affonda al largo dell’Irlanda per una tremenda tempesta. Così, il 1600 si apre con Francia, Inghilterra e Olanda che costituiscono un valido contrappeso alla Spagna, mentre l’Austria è impegnata a oriente contro i turchi.

La terza parte del conflitto contro il potere degli Asburgo si apre nel 1618 con la guerra dei trent’anni, che vede opporsi gli spagnoli e gli imperiali austriaci contro i principati protestanti tedeschi, i regni protestanti della Scandinavia, l’Olanda e la Francia. Nessuno dei due schierament è in grado di infliggere una sconfitta determinate all’altro. Nel 1648, la pace di Westfalia stabilisce i nuovi equilibri in Germania tra protestanti e cattolici, facendo tramontare l’ambizione austriaca di allargare la propria influenza in tutta la Germania. Spagna e Francia continuano a combattersi fino a quando Parigi riuscì a portare dalla propria parte l’Inghilterra. La Spagna accetta la pace con il trattato dei Pirenei, riconoscendo la propria sconfitta. Gli Asburgo adesso non hanno più una potenza capace di supportare eventuali disegni egemonici sull’Europa. La Spagna esce dal novero delle grandi potenze europee e nel 1700, con la morte di Carlo II d’Asburgo, anche il ramo spagnolo degli Asburgo si estingue.

Con il 1648 si chiude definitivamente la possibilità che gli Asburgo diventino i dominatori dell’Europa. Dal 1519 in poi, i fattori di forza della dinastia austro-spagnola erano i seguenti: 1) le tasse regolari riscosse in Spagna; 2) il controllo delle zone più ricche d’Europa e dei centri finanziari e commerciali più forti del continente (Paesi Bassi, Germania del Sud e Stati italiani; 3) i metalli dell’impero americano; 4) la possibilità di arruolare eserciti nazionali (non mercenari) in Germania, Spagna, Italia e Paesi Bassi; 5) la fanteria pesante addestrata in Spagna, i tercios, ossia reparti di fanteria mista (picchieri, archibugeri, spadaccini) organizzati sul modello del quadrato di picche svizzero, che si dimostrarono formidabili in battaglia, capaci di ridimensionare il peso della cavalleria francese e degli stessi svizzeri.

Fu però il costo di questa nuova macchina militare, da mobilitare continuamente su troppi fronti, per troppi obiettivi e contro troppi nemici, a rivelarsi insostenibile per le casse, pur eccezionali, degli Asburgo. Mano a mano che l’evoluzione tecnica rendeva disponbili nuove armi da fuoco o mura più robuste, occorreva spendere enormi somme di denaro per equipaggiare gli eserciti (sempre più numerosi, visto il ruolo determinante che assunse la fanteria) o per fortificare le città (minacciate da cannoni sempre più potenti, di cui gli eserciti dovevano essere sempre forniti). Già attorno al 1550, gli introiti dei possedimenti di Carlo V non potevano coprire le spese del regno. Nel 1557 Filippo II di Spagna fu costretto a dichiarare la bancarotta. Nel 1598 la Spagna si ritovò con 100 milioni di ducati di debiti e i pagamenti degli interessi su questa somma erano pari ai due terzi di tutte le entrate del regno.

Allo scoppio della Guerra dei trent’anni la situazione era più o meno la stessa, con il regno spagnolo che spendeva il doppio o il triplo di quello che incassava. Tra il 1519 e il 1648, gli Asburgo, e la Spagna in particolare, sembravano un orso in lotta con una muta di cani: più forte di ciascuno di loro ma mai in grado di affrontarli tutti assieme e, alla fine, stremato dal confronto. La necessità di mantenere aperti tutti i fronti era dettata dalla convinzione che se la Spagna avesse ceduto in un’area (per esempio i Paesi Bassi) si sarebbe creato un’effetto domino in tutti i suoi possedimenti (in Italia, nella Franca Contea).

A ciò si aggiunse la mancata accortezza degli Asburgo di mantenere i sostegni economici per la loro potente macchina militare. La Castiglia dovette sopportare per la maggior parte gli oneri fiscali necessari a finanziare i conflitti. Gli Asburgo non riuscirono mai a ripartire il peso della guerra su altri territori, nè ad organizzare un sistema di tassazione adeguato allo sforzo bellico cui erano sottoposti, nè pensarono di istituire una banca centrale. La Spagna era in perenne deficit commerciale con gli altri paesi e il risultato fu che il paese fu sommerso dai debiti.

Differente era invece la situazione in Francia, e ciò aiuta a capire perchè questo paese sia riuscito a sostenere il confronto con gli austro-spagnoli sebbene fosse accerchiato dai loro possedimenti. La forza della Francia stava nella sua popolazione (di gran lunga molto più numerosa della Spagna), nella sua agricoltura (diversificata e sana, spesso in surplus), nell’esistenza di un esercito permanente e in un sistema amministrativo e fiscale molto efficiente. Durante l’ultima fase della Guerra dei Cent’anni (a metà del ‘400), la Francia riuscì a costituire un nucleo stabile di truppe scelte, che fu la base per la creazione di un dispositivo militare permanente, utilizzabile per scopi espansionistici. Per finanziarlo venne introdotta la “taglia” ossia una tassa sul reddito gravante su tutti i non privilegiati e regolarmente riscossa dagli ufficiali del re. La Francia divenne così, per prima, una potenza miliatre moderna, capace di resistere agli Asburgo e di diventare uno dei più formidabili ostacoli alla loro egemonia in Europa.

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