97803000617031Tramontata la possibilità che la casa d’Asburgo potesse raggiungere il dominio sull’Europa, tra il 1660 e il 1815 si stabilì tra i maggiori stati del continente un crescente equilibrio di potenza più volte minacciato dal tentativo della Francia di acquisire il predominio sull’Europa occidentale. L’ultimo e più prepotente tentativo sarebbe stato quello di Napoleone, prima che l’avvento dell’era industriale cambiasse definitivamente gli strumenti della potenza e della sua proiezione nel mondo.

In questo periodo finanziare conflitti bellici sempre più ampi (sia in termini geografici che di risorse impiegate) era divenuto estremamente costoso e sicuramente impossibile con le nornali entrate statali. L’unico modo con cui un governo poteva finanziare una guerra era attraverso i prestiti, ottenuti in cambio di titoli di stato, cariche pubbliche, titoli di credito. Il successo di tale sistema dipendeva da da due fattori: un apparato ragionevolmente efficiente per ottenere i prestiti e il mantenimenti del “credito” del governo sul mercato finanziario. A cui si possono aggiungere, ma solo in secondo piano, la monopolizzazione e la burocratizzazione del potere militare da parte degli stati-nazione. Ecco perchè la storia dei confronti bellici tra le grandi potenze in questo periodo evidenzia che a prevalere furono le coalizioni che avevano la maggiore capacità di mantenere il credito e di continuare a provvedere ai rifonimenti militari. Ecco perchè l’Inghilterra, dotata di moderni strumenti finanziari e di una rete commerciale e logistica a livello mondiale divenne la prima potenza globale della storia.  Tra il 1660 e il 1815 il potere e l’influenza di una nazione, infatti, si misuravano in base alla sua forza finanziaria e commerciale e all’espansione dei suoi possedimenti geografici. (Paul Kennedy, Ascesa e declino delle grandi potenze, Garzanti, 1989).

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