Syrian Civil War. Aleppo. Friday 24th August 2012. (3)In Siria il conflitto si sta trasformando in una lotta settaria regionale. L’aperto appoggio degli sciiti di Hezbollah al regime di Assad sta concentrando in Siria combattenti sunniti da tutta la regione, che si arruolano con le forze anti regime. Milizie sciite iraqene stanno affluendo in Siria in numero sempre maggiore. Sia le forze leali al regime di Assad, sia quelle di opposizione stanno assumendo sempre più evidenti posizioni confessionali. Un’analisi molto dettagliata di questa trasformazione del conflitto è quella pubblicata nel Middle East Report nr. 143 dell’International Crisis Group, dal titolo Syria’s Metastasising Conflicts del 27 giugno scorso. “Se l’obiettivo è porre fine a questa guerra -si legge nel report- la scelta è tra: 1) un massiccio intervento militare occidentale (rischioso e dall’esito incerto) per spostare l’equilibrio militare sul terreno a favore degli insorti; 2) l’accettazione della vittoria del regime di Assad; 3) una soluzione diplomatica mediata congiuntamente da Stati Uniti e Russia. Quest’ultima sarebbe l’opzione migliore, ma è illusoria. Regime e opposizione si dovrebbero accontentare di un accordo di condivisione del potere tutt’altro che soddisfacente, mentre le potenze leader dei due campi avversi (l’Iran e l’Arabia Saudita) dovrebbero acconsentire ad una Siria non allineata nè con l’una nè con l’altra”. Senza una di queste soluzioni, conclude il rapporto, in Siria continuerà una guerra per procura “in cui i rispettivi alleati daranno ad entrambe le parti in conflitto abbastanza per sopravvivere ma non per prevalere” e la popolazione siriana ne risulterebbe la vittima principale, visto che due anni di combattimenti hanno già causato decine di migliaia di morti, milioni di rifugiati e sfollati, con una guerra che ormai è diventata di livello regionale. 

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