democracyLe recenti elezioni in Iran. L’impaccio con il quale il goevrno turco di Erogan ha gestitro le proteste di piazza Taksim e di Gezi park. Il colpo di stato con il quale i militari hanno posto fine al governo della Fratellanza musulmana in Egitto dopo le imponenti manifestazioni in piazza Tahrir. La voce del popolo nel Vicino e Medio Oriente conta. E le elite al potere vogliono e ceracno dal popolo quella sorta di legittimazione che non può essere acquisita con la forza e che è, in ultima analisi, la più sicura garanzia di mantenimento del potere.

Eè questa la tesi che Anne-Marie Slaughter, professoressa di Politics and International Affairs alla Princeton University, sostiene nel suo articolo Iran, Turkey and the No Arab Street, pubblicato sul sito Project-Syndicate.org.

Una seconda lezione dei recenti avvenimenti in Iran e in Turchia è che lo spettro deo regimi in Medio Oriente e Nord Africa va dall’autocrazia, alla teocrazia passando dalla democrazia gestita. Nessun paese si qualifica come una democrazia liberale piena cioè come un sistema politico che unisce elezioni libere e con protezioni costituzionali dei diritti individuali di tutti i cittadini. Nessuo dei regimi in questione, per esempio, ha la capacità di sopportare critiche al proprio operato senza reagire attacando diritti politici, civili o di libertà dei cittadini. Eppure la protesta pacifica, la negoziazione politica e nuove elezioni fornirebbero ai paesi della regione un modo di gran lunga migliore per risolvere le loro tensioni interne rispetto agli approcci che i loro leader attualmente impiegano.

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