Manuel Barroso e Gianni Letta
Manuel Barroso e Gianni Letta

Riportiamo qui di seguito il link all’articolo di Antonio Scarazzini, pubblicato su Europae – Rivista di affari europei (www.rivistaeuropae.eu) il 3 luglio 2013. L’articolo ha il merito di fare chiarezza su un punto centrale per l’Italia, ovvero la possibilità di “temporanee deviazioni dallo sforzo di aggiustamento strutturale necessario per raggiungere l’obiettivo di medio-termine delle politiche fiscali, ossia il pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact”.

“Il provvedimento varrà per gli Stati membri che non siano sottoposti a procedura per deficit eccessivo, in primis l’Italia -scirve Scarazzini- che da poco ha raggiunto la chiusura del percorso di rientro entro il parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. I “Paesi virtuosi” potranno così muoversi all’interno dei vincoli di bilancio fissati a Maastricht, senza mai sforarli, utilizzando la deviazione del percorso di aggiustamento strutturale per investimenti pubblici produttivi. Una golden rule in formato ridotto ma sufficiente, prim’ancora che il commissario Olli Rehn procedesse ad informare singolarmente i ministri dei Paesi interessati, al governo italiano per tornare a battere cassa nei confronti dell’Europa, dopo il positivo esito del Consiglio Europeo, rivendicando il riconoscimento degli sforzi dell’esecutivo e dei sacrifici degli italiani. Nell’entusiasmo generale, le forze della maggioranza di governo (PD, PdL e Scelta Civica) non si sono forse soffermate a sufficienza sui contenuti dell’annuncio di Barroso: i fondi liberati dall’allentamento dei vincoli comunitari potranno essere utilizzati solo per implementare la quota nazionale di progetti cofinanziati dall’UE, nell’ambito dei fondi strutturali, della Politica di Coesione, del programma per i collegamenti strategici TEN (Trans European Network) e del Connecting Europe Facility, il piano di investimenti da 50 miliardi di euro tra 2014 e 2020 per le reti energetiche, digitali e di trasporto”.

“Con il rapporto deficit/Pil fissato al 2,3% nel 2014, l’Italia potrà muoversi al più con un margine di flessibilità del 0,7%, stimabile in non più di 10 miliardi -prosegue l’articolo- nessun tesoretto improvvisamente tornato alla luce, ma comunque un consistente apporto per promuovere investimenti strategici dal punto di vista occupazionale, nonché sotto il profilo dell’aumento della competitività all’interno di un mercato unico più integrato grazie a progetti infrastrutturali comuni.  E’ placato quindi sul nascere qualsiasi istinto “spendaccione” che potesse nascondersi nei banchi della maggioranza, con la tentazione nemmeno poi così remota di utilizzare questi fondi a copertura di altri provvedimenti (abolizione IMU, cancellazione dell’aumento dell’aliquota IVA del 21%) o di sforare i parametri di bilancio per promuovere investimenti e crescita, come proposto non più di tardi di un paio di settimane orsono dall’ex premier Silvio Berlusconi”.

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