desert tankLa Penisola del Sinai è al centro di disordini ed episodi che ne dimostrano la precaria situazione di sicurezza da quando, nel 2011, il presidente egiziano Mubarak è stato rimosso. I militanti attivi nel nord del Sinai, spesso legati all’Islam salafita, hanno utilizzato a loro favore la mancanza di un’autorità centrale e di una sufficiente copertura della polizia di frontiera per eseguire attacchi lungo il confine con Israele. In questo contesto, le tribù beduine egiziane sono state usate più volte come mediatori tra le autorità del Cairo e i rapitori. Questi ultimi, dal canto loro, hanno utilizzano spesso l’arma del sequestro per far pressione sull’ex presidente, Mohammed Morsi, e chiedere la liberazione di membri tribali imprigionati dopo sentenze ritenute ingiuste, con accuse legate al terrorismo e ai traffici di droga. Il malcontento dei beduini e la violenza dei militanti salafiti rendono così la situazione nella zona difficile da gestire. Resta alto il rischio di conflitti scatenati dagli estremisti islamici. Secondo fonti israeliane, nel Sinai sono oeprativi anche gruppi legati ad Hezbollah e, dopo la deposizione di Morsi, anche la Fratellanza Musulmana potrebbe organizzarvi un centro di resistenza armata.

L’11 luglio 2013, nella zona di Sheikh Zuwayed è stato ritrovato decapitato un cristiano copto che era stato rapito cinque giorni prima da uomini armati, lo stesso giorno in cui era stato assassinato anche un prete copto.

Sempre l’11 luglio 2013, Israele ha approvato la richiesta egiziana (come da accordi di pace del 1979) di intervenire militarmente nel Sinai per un’offensiva anti terroristica. L’offensiva sarà probabilmente condotta con una parte delle forze armate egiziane di stanza presso il canale di Suez, mentre l’esercito israeliano si occuperà di sorvegliare il proprio confine. Se l’offensiva sarà sferrata, essa potrebbe scatenare la reazione dei gruppi di combattenti palestinesi nei terriori e a Gaza.

Il 10 luglio 2013, il generale egiziano Ahmad Wasfi, che ha preso parte alla deposizione di Morsi e a cui è stato affidato il compito di guidare l’offensiva, è uscito illeso da un attentato proprio appena arrivato nel Sinai per stabilire il proprio quartier generale a El- Arish.  L’attentato dimostra che gli attentatori erano a conoscenza dei tempi e del percorso del convoglio del generale Wasfi, per cui si ipotizza che gli assalitori abbaino penetrato l’apparato militare egiziano con propri informatori.

Il 9 luglio 2013 due egiziani sono morti e altri sei sono rimasti feriti nell’attacco sferrato da alcuni militanti islamisti ad un checkpoint delle forze di sicurezza nel Sinai settentrionale. L’attacco e’ avvenuto per mezzo di granate sparate con i razzi e mitragliatrici pesanti.

Il 21 maggio scorso sono stati liberati i sette agenti delle Forze di sicurezza egiziane rapiti la settimana precedente nella Penisola del Sinai. Gli uomini erano stati sequestrati mentre percorrevano, a bordo di minibus, una strada a est della città di El-Arish, in direzione del Cairo. La penisola era stato teatro, nei mesi passati, di altri rapimenti, spesso a scopo di estorsione. Il 26 marzo erano sono stati rilasciati un uomo israeliano e una donna norvegese, rapiti quattro giorni prima nella stessa zona del Sinai. Il sette marzo, altri due turisti, questa volta inglesi, erano stati sequestrati mentre si spostavano dal Cairo a Sharm El-Sheikh.

La polizia di frontiera egiziana, che per anni aveva vegliato sulla sicurezza della penisola, ha subito un drastico riordinamento e per alcuni mesi gli agenti non hanno ricevuto gli stipendi. Ne sono seguiti scioperi e manifestazioni.

Fonti consultate per questo articolo:

Geopolitical Weekly nr. 113 , a cura del Cesi.

Focus Mediterraneo e Medio Oriente n. 14, a cura del Cesi.

Israeli green light for big Egyptian Sinai offensive, Debkafile Special report, 11.07.2013

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