Giampaolo Russo
Giampaolo Russo

Francesco Russo, per Agi Energia, ha intervistato Giampaolo Russo, Contry manager di Tap Italia. L’intervista è del 10 luglio 2013. Ne riportiamo integralmente il testo, disponibile a questo link.

Come possiamo quantificare l’impatto economico di TAP, non solo sul territorio ma anche in termini di sistema?

La valutazione sull’impatto economico è contenuta in uno studio, presentato alle comunità e alle istituzioni locali, effettuato da Nomisma Energia, che ha adottato la stessa metodologia input/output utilizzata dalla Banca Mondiale. Valutando tutti gli effetti – diretti, indiretti e di indotto – sulla filiera complessiva attivata da TAP  nella fase di costruzione, l’impatto complessivo sul Pil della Regione Puglia sarà pari a 290 milioni di euro e 2.170 posti di lavoro. All’effetto del primo quadriennio di costruzione, dobbiamo aggiungere gli effetti nella fase operativa di 50 anni che sono stimati in complessivi 380 milioni di euro, con un impatto occupazionale pari in media a 220 posti di lavoro l’anno.
Nella Strategia Energetica Nazionale sono invece stimati dal Governo 6,5 miliardi di euro di benefici attesi in termini di riduzione del costo complessivo della bolletta del gas, di cui 4,1 miliardi relativi al costo della materia prima, ascrivibili all’effetto positivo di TAP.

Un punto che si collega al ruolo di hub del gas al quale l’Italia da tempo aspira e che ora, con questo progetto, può trovare un fondamento…

Chiunque conosca le dinamiche del settore gas, è a conoscenza del fatto che in Italia vi è un notevole differenziale tra la capacità di importazione e la domanda effettiva. In questo contesto, TAP si caratterizza come il primo progetto promosso non da un importatore ma da un produttore che, fino ad ora, non aveva alcun accesso al mercato europeo. Nel summenzionato contesto di oversupply, il produttore che vuole acquisire una quota di mercato non può che offrire condizioni contrattuali molto competitive rispetto alle esistenti. L’Italia grazie a tutto ciò potrà dunque aspirare a divenire concretamente un hub del gas. Tale risultato è il frutto di un intenso lavoro di supporto delle autorità di regolazione, in primis l’AEEG, e dei competenti ministeri italiani.

Quali sono, dal vostro punto di vista, le ragioni per le quali il consorzio Shah Deniz ha preferito Tap al concorrente progetto Nabucco? Forse quest’ultimo ha rivelato radici più politiche che economiche?

TAP nasce dagli operatori e non dalla politica, come si evince chiaramente dalla composizione azionaria che vanta al suo interno operatori che gestiscono complessivamente circa 20mila km di gasdotti. Negli ultimi due anni, grazie all’intenso lavoro svolto dal punto di vista tecnico e politico, TAP ha fornito risposte a problematiche specifiche quali tra le altre, la possibilità di rifornire di gas anche i paesi dell’area balcanica, rendendo potenzialmente la loro produzione energetica molto più sostenibile a livello ambientale, considerando che essa si basa al momento su olio e lignite; una possibilità il cui alto valore politico è stato sottolineato dal Governo italiano in tutti i più importanti incontri bilaterali e internazionali.

A proposito di tematiche ambientali, come procede il dialogo con le comunità locali?

TAP ha avviato un dialogo costante e trasparente con le comunità locali e con tutti gli attori coinvolti nel progetto. L’ascolto del territorio, dalle istituzioni ai cittadini alle associazioni ambientaliste, è per noi fondamentale, soprattutto se aperto e privo di tatticismi. Ben consapevoli che sarebbe stato assai difficile evitare polemiche qualsiasi fosse stato il punto di approdo prescelto, per tutelare al massimo l’ambiente, utilizziamo tecnologie all’avanguardia come il microtunnelling. Il gasdotto passerà 10 metri sotto la spiaggia, senza intaccare la posidonia o la fauna esistente, sarà interrato ad una profondità minima di 1,5 metri e non sarà mai visibile. Una scelta derivante non solo da specifiche prescrizioni normative italiane, ma dalla nostra volontà di aderire ad altissimi standard ambientali internazionali, cui già si ispirano i nostri azionisti.

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