ast1Ansar al Sharia Tunisia (Ast) è un’organizzazione jihadista salafita, fondata dal suo attuale leader, Abu Iyad al Tunisi, nella primavera del 2011, in concomitanza con la caduta del regime di Ben Ali. Nel maggio 2013, il Centro internazionale per il contro terrorismo di The Hauge (Paesi Bassi) ha dedicato al gruppo il research paper “Ansar al Sharia Tunisia’s Long Game: Dawa, Hisba and Jihad“, realizzato da Daveed Gartenstein-Ross. L’analisi è molto dettagliata e approfondita. Ne riportiamo una sintesi.

Gartenstein-Ross suddivide l’attività di Ast in tre categorie:dawa, hisba e jihad.

Dawa. Gartenstein-Ross suddivide l’attività di Ast in tre categorie. La dawa è l’insieme delle attività rivolte alla popolazione musulmana allo scopo di convincere i già musulmani ad abbracciare la versione della fede propugnata da Ast. Sono attività assistenziali e di proselitismo che si svolgono apertamente e legalmente, con le quali Ast cerca visibilità: manifestazioni, incontri o proteste, ma anche distribuzione di cibo, vestiti e medicinali, il tutto rilanciato attraverso un uso esteso dei social media. Uno degli aspetti più interessanti sta nel fatto che alcune attività sono chiaramente finanziate da donatori esteri. Per l’analista olandese,  alcune forniture mediche distribuite da Ast provengono dalla kuwaitiana Revival of Islamic Heritage Society, che il Dipertimento del tesoro statunitense ha indicato tra le organizzazioni che forniscono sostegno finanziario e materiale ad Al Qaeda e ai suoi affiliati. Inoltre, le pubblicazioni del materiale di propaganda di Ast possono essere ricondotte  a tre case editrici saudite.

Hisba. La hisba è invece l’obbligo morale di ogni musulmano a “comandare ciò che è giusto e proibire ciò che è sbagliato”. Si tratta di un concetto molto dibattuto all’interno dell’Islam, poichè le categorie di giusto e sbagliato cambiano a seconda dei diversi modi di intendere la religione islamica. Ansar al Sharia Tunisia ritiene che la hisba debba essere condotta verso i “nemici interni” della comunità musulmana tunisina, anche con la violenza. Esponenti liberali e laici, donne, attivisti dei diritti civili, esponenti di altre religioni, insegnanti, professori universitari e ufficiali di sicurezza considerati oppositori del movimento sono stati i bersagli preferiti della violenza religiosa. Difficile riuscire ad attribuire tali atti a questo o quel gruppo di salafiti jihadisti. Tuttavia, si deve ritenere che violenze di massa o atti di intimidazione verso le forze di polizia locali siano opera di gruppi estremisti con sviluppate capacità organizzative, tra i quali anche Ast.

Jihad. Più conosciuto è in concetto di jihad, ovvero la lotta contro i nemici esterni alla comunità musulmana, contro i quali anche Ast adotta il ricorso alla violenza. La principali attività jihadsite che Ast ha messo in campo sono l’invio di cambattenti tunisini al fianco delle milizie salafite impegnate nei conflitti in Siria e in Mali. Elementi tunisini hanno giocato un ruolo di primo piano anche nell’attacco del gennaio 2013 all’impianto di estrazione del gas di In Amenas, in Algeria, e nell’assalto del settembre 2012 al consolato statunitense di Bengazi, in Libia, dove è morto l’ambasciatore americano Stevens. Ad Ast si riconduce anche la preparazione dell’attacco all’ambasciata americana di Tunisi del 14 settembre 2012.

Leadership. Il capo di AST è il 45enne Abu Iyad al-Tunisi. Abu Iyad ha legami di lunga data con il jihadismo internazionale, stabiliti durante l’esilio. Durante la sua permanenza nel  Regno unito h frequentato Abu Qatada al-Filastini, esponente del radicalismo islamico di origine palestinese, fuggito dalla Giordania a Londra negli anni Novanta e oggi detenuto in una prigione di massima sicurezza in Giordania, dopo l’estradizione dal Regno Unito, avvenuta lo scorso 7 luglio 2013. Alcuni forum jihadisti hanno descritto Abu Iyad come “discepolo” di Abu Qatada. Abu Iyad ha vissuto in Afghanistan, e nel 2000 è stato uno dei fondatori del Gruppo combattente tunisino, che ha facilitato l’assassinio del leader dell’Alleanza del nord, Ahmad Shah Massoud, poco prima dell’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre 2001. Abu Iyad è stato arrestato in Turchia nel 2003 ed estradato in Tunisia, dove il regime di Ben Ali lo ha condannato a 43 anni di reclusione. Dopo la rivoluzione del 2011, Abu Iyad è stato rilasciato.

Organizzazione. Ansar al Sharia Tunisia è articolata in almeno quattro settori organizzativi che operano alla luce del sole: 1)  quello che si occupa delle attività di proselitismo; 2) quello che si occupa della attività umanitarie; 3) quello che si occupa delle attività di informazione attraverso i mass media, la fondazione Al-Bayariq Media Productions e il sito internet; 4) quello che si occupa dei rapporti con i gruppi attivi a livello locale. Ast è quasi certamente dotata anche di una struttura organizzativa clandestina, anche militare (conosciuta solo da una parte dei suoi membri),  cui sono demandate hisba e jihad. E’ appurato che noti militanti jihadisti fanno parte di Ast, come  Tarek Maaroufi, Sami bin Khamis Essid, and Mehdi Kammoun. Con ogni probabililtà, l’organizzazione clandestina  è molto decentrata e lascia molto margine di autonomia ai gruppi locali, ma allo stesso tempo è sufficientemente gerarchizzata da permettere alla leadership di stabilire ideologia religiosa, dottrina politica e strategia militare.

Forza numerica. Impossibile stabilire quanti siano gli affiliati di Ansar al Sharia Tunisia. Primo perchè non è ben chiaro che cosa significhi essere un affiliato ad Ast. Probabilmente l’affilizione si riduce all’essere un uomo di fiducia degli esponenti più importanti a livello locale e centrale. In secondo luogo, non tutti i salafiti jihadisti della Tunisia fanno parte di Ast. Si stima che in Tunisia siano circa 10mila gli individui che si professano salafiti. Di questi, circa 3mila possono essere raggrupati sotto il termine di salafisti jihadisti e solo una parte di essi fa riferimento ad Ansar al Sharia Tunisia. Ragion per cui l’analisi ritiene che Ast abbia comunque una consistenza numerica molto bassa.

Conclusioni. L’analisi conclude che “nel breve perido è possibile un escalation di violenza nel confronto tra Ansar al Sharia e lo stato tunisino”. E inoltre: “solo nel lungo periodo Ansar al Sharia Tunisia può diventare una minaccia per l’Europa e per gli Stati uniti”. Gartenstein-Ross sottolinea che la percezione di un governo tunisino incapace di affrontare e risolvere i problemi quotidiani è un punto di forza eccezionale per Ast. Poichè senza l’aiuto internazionale lo stato tunisino non appare in grado di rissollevarsi da solo, gli altri stati interessati a marginalizzare la presa di Ast sulla popolazione dovrebbero focalizzare i propri interventi di cooperazione con il governo di Tunisi pe promuovere maggiore trasparenza nell’azione di governo, lo stato di diritto, nuove elezioni politiche, una polizia locale efficace ed efficiente, cooperazione nel campo dell’intelligence. Continuare in un approccio repressivo delle attività non violente di Ast continuerà a erodere la fiducia nel governo.

Il testo compelto dell’analisi in pdf: Gartenstein-Ross-Ansar-al-Sharia-Tunisia’s-Long-Game-May-2013

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