terrorism mapAnsar al Sharia Tunisia (Ast) è un gruppo salafita jihadista che ha legami anche con l’Italia (1). Tra gli attuali leader di Ast figurano militanti salafiti jiahdist che facevano parte della cellula del Gruppo combattente tunisino (2) attiva a Milano presso il centro di cultura islamica di viale Jenner. Tra questi, i più importanti sono Sami Ben Khemais Essid e Mehdi Kammoun, entrambi  arrestati in Italia nei primi anni 2000 con l’accusa di voler organizzare un attentato dimostrativo contro le sedi diplomatiche e consolari statunitensi di Roma. I due terroristi hanno finito di scontare la pena in Tunisia e, tornati liberi nel 2011, a seguito del collasso del regime di Ben Alì, non hanno abbandonato la propria vocazione radicale (3).

Sami Essid era a capo dell cellula terroristica scoperta a Milano e aveva rapporti strettissimi con il gruppo dei tunisini, traspiantati in Belgio, che fornirono i passaporti falsi ai due killer (anche loro tunisini) del comandante anti-taliban Ahmed Shah Massoud, ucciso in Afghanistan il 9 settembre 2001: un attentato preparatorio, secondo gli esperti, delle stragi dell’11 settembre negli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti aveva già identificato Essid come il capo delle operazioni di Al Qeada in Italia e l’orchestratore dell’attentato, poi sventato nel gennaio 2001, all’ambasciata americana di Roma.

Kammoun, prima del suo arresto nel 2001,  faceva parte del Salafist group for call and combat (Gspc), poi divenuto Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), per il quale si occupava di inviare militanti nei campi di addestramentio in Afghanistan e Pakistan. Kammoun era già stato accusato e condannato per aver organizzato una cellula terroristica a Gallarate. (4)

Nell’ottobre del 2012, il settimanale L’Espresso scopre su internet un video in cui, durante un comizio dello sceicco Abu Iyad, il leader di Ast (ricercato per l’attacco del 14 settembre 2012 all’ambasciata americana di Tunisi)  compaiono al suo fianco sia Essid sia Kammoun, ora responsabili della sicurezza di Abu Iyad. L’Espresso ha contato altri dieci militanti integralisti, condannati in Italia per terrorismo internazionale, che ora sono tornati liberi in Tunisia, Libia, Egitto e Marocco.

L’attività jihadista in Italia appare comunque abbastanza frammentata e senza una organizzazione strutturata.

Nell’aprile 2013, i carabinieri del Ros hanno arrestato i componenti di una cellula terroristica che aveva base in un call center ad Andria, in Puglia. Quattro gli arresti eseguiti. La cellula, composta da cittadini tunisini e marocchini, era in stretto contatto con personaggi di spicco del terrorismo internazionale. Elemento di spicco dell’organizzazione è il tunisino Hosni Hachemi Ben Assan, già imam della moschea di Andria e proprietario del call center. L’uomo è stato arrestato in Belgio.  Secondo gli investigatori Ben Assan effettuava una “costante e continua opera di proselitismo e indottrinamento finalizzata a formare nuovi adepti e consentire loro di raggiungere i territori della jihad (Afghanistan, Cecenia, Iraq, Yemen), con una preparazione, anche psicologica e ideologica, tale da permetterne l’immissione nel circuito terrorista”. L’uomo aveva anche collegamenti e rapporti con personaggi di rilievo del terrorismo internazionale di matrice islamica, come Essid Sami Ben Khemais, Ben Yahia Mouldi Ber Rachid e Ben Alì Mohamed, già condannati in via definitiva per reati di terrorismo.

Soeren Kern, senior fellow al Gatestone Institute di New York, nel suo articolo “Italy: Fighting in the Name Allah” afferma che 45-50 combattenti provenienti dall’Italia sono stati in Siria almeno una volta a combattere nelle file della forze salafite che lottano per rovesciare il regime di Assad. Si tratta di immigrati musulmani del Nord Africa ma anche di italiani convertiti all’islam.  Molti di loro, comprese alcune donne, sono tornati in Italia e usano internet per comunicare con altri estremisti islamici e per condurre attività di propaganda per il jihad.

Le notizie più recenti riguardo ad arresti di persone per reati legati al terrorismo salafita hanno visto protagonisti ragazzi molto giovani. Nel giugno 2013 a Brescia è stato arrestato un blogger 21enne marocchino, accusato di incitare i musulmani al jihad contro Italia e Francia. A maggio 2013 il tribunale di Brescia ha condannato il 22enne marocchino Mohamed Jarmoune, a 5 anni di prigione per aver pianificato attacchi terroristici contro la sinagoga di Milano.

Occorre poi tornare al settembre 2012, per trovare altre notizie di azioni condotte dalle autorità italiane contro sospetti estremisti, quando sono stati estradati in Libia due sospetti jihadisti libici accusati di preparare attacchi contro obiettivi a Roma e in altre città europee.

Nel luglio 2012, l’Italia ha estradato il marocchino Mostapha El Korchiex imam della moschea di Ponte Felcino (Perugia), condannato  a sei anni di carcere per reati connessi al terrorismo.

Sempre a luglio, la polizia di Venezia ha arrestato un imam radicale e tre siriani accusati di guidare una gang di traffico di esseri umani da utilizzare come jihadisti.

Nel mese di aprile, a Pesaro, la polizia ha arrestato Andrea Campione, 28 anni, un italiano convertito all’islam, per la diffusione di materiale jihadista.

NOTE

1. Su Ast si veda il nosto post “Tunisia: la strategia di Ansar Al Sharia

2. Il Gct è una formazione jihadista affiliata ad al-Qaeda, nata nel giugno del 2000 in Afghanistan e particolarmente attiva nel corso del decennio successivo

3. Focus Mediterraneo e Medio Oriente nr. 14, marzo/maggio 2013, p. 66, Osservatorio di politica internazionale

4. From Al Qeada in Italya to Ansar al Sharia in Tunisia, The Long War Journal.

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