La base militare di Herat
La base militare di Herat

L’impegno militare dell’Italia in Afghanistan è ben descritto nell’analisi “Il contributo italiano alla stabilizzazione dell’Afghanistan nel Regional Command-West”, di Francesca Manenti e pubblicato per conto del Centro studi internazionali. Ne riportiamo alcuni stralci, consgliando vivamente la lettura dell’analisi, molte dettagliata e precisa.

La regione sotto comando dell’Italia. Gli italiani guidano il Comando regionale ovest di Isaf che ricomprende le province di Badghis, Farah, Ghor ed Herat nella parte occidentale dell’Afghanistan. Istituito tra il maggio e il settembre 2006, il comando comprende i Provincial Reconstruction Team di Herat, Farah, Chaghcharan e Qala-e-Now, la Forward Support Base (FSB) di Herat.

L’influenza iraniana. La provincia di Herat è il principale centro economico e industriale del paese dove consistente è l’influenza dell’Iran. Herat è uno “snodo commerciale ideale per le risorse provenienti dall’Asia centrale e dirette verso i porti iraniani di Chabahar e Bandar-e-Abbas” scrive Manenti. “Il valico di Islam Qal’eh permette un fiorente interscambio di merci, di cui il 75% di provenienza iraniana, che potrebbe trarre ulteriore beneficio dal completamento della rete ferroviaria Khaf-Herat, di cui il primo tratto in Afghanistan avrebbe dovuto essere completato nel marzo 2013 ed invece ancora in costruzione”. “La presenza di Teheran nella regione si concretizza, inoltre, sottoforma di forti investimenti, che governo e businessmen persiani destinano al settore industriale ed energetico – l’Iran ha finanziato la realizzazione della rete elettrica di Herat e sarebbe in fase di trattativa il progetto per la costruzione di una pipeline dalla capacità di 150.000 barili al giorno per la fornitura di greggio e materiale petrolchimico all’Afghanistan – per un ammontare di fondi allo sviluppo pari a 302 milioni di dollari nella sola provincia di Herat, dal 2001”. “Nella provincia iraniana di Khorasan Razavi -prosegue l’analista- a circa 225 chilometri da Herat, sarebbe stata istituita la base operativa dell’Ansar Corps, il comando assegnato alle operazioni clandestine in Afghanistan dell’unità speciale dei Pasdaran, preposta all’esportazione degli ideali della rivoluzione islamica e alle operazioni extraterritoriali. L’Ansar Corps avrebbe iniziato un’attività di addestramento e di fornitura di armi ai propri militanti”.

Gli insurgent. “Nelle aree a maggioranza pashtun si creano delle sacche di resistenza che partecipano alle attività dell’insorgenza talebana contro le Forze di sicurezza, afghane e internazionali” si legge nel report. “Le aree maggiormente interessate dal fenomeno sono il distretto di Shindand e di Adraskan (nella parte meridionale della provincia di Herat) e la provincia di Farah, in cui all’insorgenza di stampo ideologico contribuiscono anche gruppi di combattenti appartenenti alla Shura di Quetta. A questi, si aggiungono inoltre elementi di origine cecena e centroasiatica, affiliati al gruppo filo-qaedista Islamic Movement of Uzbekistan (IMU), che concentrano invece la propria attività nella parte settentrionale della provincia di Herat, sul passo Sabzak, nel distretto di Chisht-e-Sharif e nel distretto di Murghab nella provincia di Badghis”. “I distretti più instabili si sono rivelati essere la vallata del fiume Murghab, nella provincia di Badghis, la valle Zeerko nel distretto di Shindand e i distretti orientali della provincia di Farah, il villaggio di Shewan, Bala Baluk, Bakwa e Gulistan, dai quali le Forze italiane si sono ritirate tra il luglio e il dicembre 2012 per cederne la gestione alle Forze di sicurezza afghane, secondo quanto previsto dal progetto di transizione”.

La criminalità. Le problematiche legate al contesto di sicurezza nella regione sotto comando italiano, spiega l’analista, “sono riconducibili alla criminalità legata al traffico di droga (la coltivazione dell’oppio rappresenta un’importante voce per l’economia della popolazione soprattutto a Farah, benché le vie di trasporto interessino anche i territori più a nord, verso il Turkmenistan), al banditismo e all’insorgenza di natura politica, rappresentata da war lord locali ed ex funzionari governativi estromessi dal governo di Kabul e per questo restii a riconoscerne l’autorità all’interno dei propri territori”.

Il ruolo delle forze armate italiane. “L’Italia, presente ad Herat con un contingente interforze, ha assunto la responsabilità della provincia nel 2005. Attualmente la componente principale è costituita dai militari della Brigata alpina Julia”. Gli italiani si occupano sia dell’addestramento delle Forze di sicurezza nazionali, sia del processo di ricostruzione e di governance del Paese. “Di fondamentale importanza è l’attività di pattugliamento delle principali arterie dell’area di responsabilità – la Ring Road 8 (Highway 1), la Highway 8, che da Herat giunge sino al confine con il Turkmenistan, e la route 517 che collega Farah alla Ring Road- per assicurare la libertà di movimento lungo le strade di congiunzione tra le quattro province della regione, L’assenza di un’infrastruttura stradale asfaltata e moderna ostacola tuttora la messa in sicurezza della viabilità nella regione” sottolinea Manenti.

Dopo il 2014. “Nonostante il termine della missione ISAF previsto per la fine del 2014, l’Italia continuerà a sostenere il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan anche negli anni successivi. Il già previsto impegno finanziario di 120 milioni di euro l’anno per il triennio 2015-2017, che il governo italiano si è impegnato ad assicurare a Kabul durante il vertice Nato di Chicago e alla successiva conferenza di Tokyo, potrebbe essere integrato dall’estensione della presenza militare italiana come forma di assistenza al Paese nel contesto post-transizione. Il Ministro della Difesa Mauro ha, infatti, annunciato lo scorso 20 giugno, durante un incontro ad Herat con i suoi omologhi di Berlino e Kabul, il tedesco Thomas De Maiziere e l’afghano Bismillah Mohammadi, l’intenzione del Governo italiano di esprimere i propri effettivi anche nell’ambito della missione Resolute Support che la NATO dovrebbe avviare a partire dal gennaio 2015” conclude l’analisi.

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