spectre_of_jihadNella strategia dei movimenti jihadisti, i paesi del Nord Africa sono suddivisi tra “terre di dawa”, ovvero di predicazione missionaria, e “terre di jihad”, ovvero di azione violenta e guerra. Dove lo stato e le sue istituzioni hanno saputo uscire dalle primavere arabe mantenendo forza e radicamento, senza dover ricostruire il proprio potere centrale e i propri servizi di sicurezza, i jihadisti hanno adottato un profilo basso ed eletto questi paesi a terre di dawa. E’ il caso della Tunisia e dell’Egitto. Invece in Libia, dove le rivolte hanno condotto al collasso delle istituzioni statali, sono maturate le condizioni per farne terre di jihad. La separazione tra terre di jihad e di dawa non è ovvimanete netta. I militanti del jihad usano le terre di dawa per armare ed addestrare i combattenti destinati al fronte nelle terre di jihad e i recenti avvenimeti possono trasformare l’Egitto in un paese dove passare dalla predicazione alla violenza. Questa analisi è suggerita da Daveed Gartenstein-Ros nel suo articolo Terrorism in North Africa after Benghazi: The Jihadist Regional Outlookpubblicata sul sito dell’International Centre for Counter – Terrorism di The Hauge.

L’analista prosegue delineando il ruolo che nella regione sta assumendo il territorio della Libia come base del terrorismo slafita. Nel paese sono numerosi gli atti terroristici, anche recenti: uomini armati che bloccano il ministero degli interni e forzano la sua chiusura per più di una settimana all’inizio di luglio; l’attentato del 5 luglio che ha quasi ucciso il console onorario della Francia a Bengasi;  l’attentato a giugno contro  due diplomatici italiani a Tripoli; il bombardamento dell’ambasciata francese a fine aprile e il rapimento, a marzo, di cinque operatori umanitari britannici nella Libia orientale. Campi di addestramento per i militanti jihadisti sono operativi nel sud del paese. I combattenti di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim) e di Ansar al-Dine, sconfitti in Mali, si sono rifugiati nella stessa zona mescolandosi ai gruppi di milizie locali.

Le armi dell’ex regime libico stanno circolando in tutti i paesi vicini. In Tunisia raggiungono Ansar al Sharia, potenziandone le capacità militari, e gruppi collegati ad Aqim, come Katibat Uqbah Ibn Nafi, i cui uomini di recente si sono scontrati con le forze governative al confine tunisino-algerino, con due soldati tunisini morti e circa venti feriti. Le armi libiche hanno raggiunto anche gruppi combattenti nel nord del Sinai, in Egitto, dove dopo la deposizione di Morsi si sono registrati numerosi attacchi alle forze di sicurezza governative.

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