RussiaNavyStefano Casertano ha scritto un bell’articolo per Linkiesta.itin cui si sostiene che la politica di Obama in Vicino e Medio Oriente potrebbe portare ad inaspettati successi nella regione. Tra questi un ridimesionamento della presenza russa nel Mediterraneo. Traslaciando gli altri elementi dell’articolo, concentriamo l’attenzione su questa “ritirata”. Casertano individua subito le due direttrici storiche della politica russa nella regione.

Primo: “l’obiettivo della Russia è quello di conservare un ruolo in Medio Oriente, influenzando il processo di pace tra Israele e Palestina -scrive Casertano- è sempre stato così dal 1948. I russi non hanno mai avuto bisogno del petrolio del Medio Oriente (…). Lo scopo di Mosca è sempre stato conservare una presenza nel quadrante per disturbare l’approvvigionamento occidentale”.

Secondo: “Altro obiettivo del Cremlino è quello di preservare la base navale siriana di Tartus, che è l’unico porto militare che i russi hanno sul Mediterraneo. Qui possono rifornire e manutenere le navi che pattugliano uno snodo critico per il commercio di petrolio russo dal Mar Nero, cioè lo stretto dei Dardanelli. Non a caso, durante la crisi mediorientale del 1946, come condizione per richiamare l’Armata Rossa dall’Iran, Stalin chiese il controllo dello stretto. Attualmente per i russi è importante presidiare anche i nuovi campi di gas dislocati tra le coste israeliane e l’isola di Cipro” aggiunge Casertano.

Come scrive Enrico Oliari (direttore responsabile di Notiziegeopolitiche.net) in Siria: lo scaccomatto che non arriva, “la Siria ospita presso il porto di Tartus un massiccio contingente russo fatto di truppe, navi, sottomarini, aerei da guerra e persino impianti missilistici: si tratta dell’unica base all’estero rimasta a Mosca dall’epoca della Guerra fredda, per altro rafforzata anche di recente in occasione della crisi siriana con l’invio di diverse navi da guerra (…). La presenza della Russia in Siria è uno degli elementi fondamentali per comprendere la situazione di stallo in cui versa la crisi siriana (…). La base di Tartus è infatti in mano russa, mentre tutti gli altri paesi dell’area, dall’Egitto al Kirghizistan, dall’Afghanistan all’Oman, dall’Arabia Saudita all’Iraq, da Israele all’Armenia (ad esclusione dell’Iran), ospitano basi statunitensi”.

Afferma Casertano: “Per perseguire questi due obiettivi i russi hanno storicamente fatto leva sulla mezzaluna sciita (…). Gli sciiti sono la maggioranza in Iran. Sono anche presenti in Iraq, e il clan degli Assad in Siria fa parte di una setta sciita, gli Alawiti. La Russia ha sempre sostenuto militarmente e finanziariamente questa fascia, che ha come vertice ultimo l’organizzazione terroristica di Hezbollah nel Libano meridionale. Hezbollah, grazie all’interessamento d’Iran e Russia, dispone attualmente di tecnologie militari avanzate come droni (che già hanno sorvolato Israele) e missili di lunga gittata, in grado di colpire tutto il territorio israeliano”. “La Russia e l’Iran sono riusciti anche a sostenere le attività terroristiche di Hamas nella Striscia di Gaza, recapitando armi tramite canali sudanesi ed egiziani”. Secondo Casertano, la Russia ha anche cercato di allacciare rapporti più stretti con Erdogan, primo ministro turco e leader del partito islamista Akp. e con la Fratellanza musulmana in Egitto. La strategia sarebbe stata quella di circondare israele a sud e a nord, e quindi di influenzare il procesos di pace tra israeliani e palestinesi da un aposizione di maggior forza.

I recenti sviluppi della politica nella regione hanno però privato Mosca dei suoi terminali di accerchiamento. Erdogan ha perso molto consenso in Turchia dopo i disordini di piazza Taksim. L’Egitto diretto dai militari del “dopo Morsi” ha interrotto i canali di rifornimento ad Hamas, che passavano dal Sinai. L’ultimo alleato della Russia nel Vicino Oriente, la Siria di Assad, è sotto la minaccia di un attacco statunitense e allo stesso tempo non sembra in grado di avere la meglio sugli insorti. Logico che la Russia la appoggi mettendo il veto a qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sfavorevole ad Assad, e logico che si opponga a qualsiasi intervento armato. Mosca tenta così di salvare il salvabile con una strategia che al momento la vede giocare in difesa in Medio Oriente.

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