La sede del Ministero degli Affari esteri a Roma
La sede del Ministero degli Affari esteri a Roma

La politica estera italiana è guidata dalle norme di diritto internazionale o dagli intessi geopolitici, economici e di sicurezza del paese? Valérie Vicky Miranda ha provato a rispondere a questa domanda nel working paper 11/11 del maggio 2011, pubblicato per l’Istituto affari internazionali, dal titolo “Striking a Balance Between Norms and Intersts in Italian Foreing Policy: The Balkans and Libya“. L’articolo è interessante per due motivi.

Il primo motivo sta nel fatto che Miranda classifica le direttrici della politica estera italiana lungo uno spettro norme/interessi: ad un estremo si collocano le azioni diplomatiche condotte per affermare norme di diritto internazionale, all’altro estremo si collocano le azioni diplomatiche condotte per affermare interessi geopolitici, economici e di sicurezza del paese.  Ecco allora che la battaglia condotta dall’Italia per l’abolizione delal pena di morte in seno al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani si colloca tra le azioni “guidate dalle norme”. Sull’estremo opposto dello spettro, tra le azioni “guidate dagli interessi”, si colloca invece la politica verso la Libia, dove l’Italia ha compiuto una vera e propri inversione a U che l’ha vista passare dal trattato di amicizia, partnership e cooperazione del 2008 con Gheddafi, ad essere uno dei primi paesi, nell’aprile 2011, a riconoscere il Consiglio nazionale di transizione come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico. Infine, a metà dello spettro, si colloca la politica estera italiane nei Balcani, dove l’attuazione delle norme di diritto internazionale e gli interessi strategici dell’Italia convergono. Lo spettronorme/interessi è uno strumento di analisi semplice e potente, molto suggestivo che può essere utilizzato per classificare le varie azioni di politica estera degli Stati.

Il secondo motivo di interesse è che nella sua analisi Miranda tocca, senza svilupparli perchè fuori tema rispetto alla finalità dell’analisi condotta. Il primo punto è il fatto che l’Italia sia stata ripetutamente denunciata per la sua pratica dei respingimenti in mare dei migranti provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo. Il secondo punto il fatto che l’Italia sia passata da essere un paese consumatore di sicurezza a un paese fornitore di sicurezza. Entrambi i fatti sarebbero interessanti da approfondire e sviluppare.

Andando oltre al contenuto dell’articolo, viene da domandarsi: in quale punto dello spettro norme/interessi si collocano gli interventi militari italiani in Iraq e in Afghanistan? E inoltre: esiste una coerente strategia di fondo alla base delle tre direttrici di politica estera adottate dall’Italia in sede di organizzazioni internazionali, verso i Balcani e verso il Mediterraneo?

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