Mezzi della LROR in azione
Mezzi della LROR in azione

(di DANIEL PESCINI)

Il fronte islamista in Libia è composto dal Congresso nazionale generale (il GNC, o parlamento di Tripoli), dal governo “di salvezza nazionale” guidato da Omar al Hassi (anch’esso insediato a Tripoli), da varie e potenti milizie armate (le più importanti sono quelle Misurata), e dagli sponsor regionali del fronte: il Qatar e la Turchia.

L’ideologia

Tre sono i fattori ideologici che accomunano i differenti attori del fronte. Il primo è l’islamismo come modello politico cui ispirarsi, in particolare quello della Fratellanza musulmana. Il riferimento all’islam politico non è in contraddizione con il secondo fattore aggreggante del fronte, ovvero l’aspirazione democratica. Essa si manifesta nel supporto al GNC, ritenuto dalle forze islamiste l’unica istituzione libica investita del “vero” mandato popolare, quindi l’unica ritenuta davvero democratica. Rappresentare la propria legittimità attraverso istituzioni democratiche è il tratto che permette di distinguere i gruppi islamisti dai gruppi jihadisti-salafiti, più o meno vicini all’Is o ad Al Qaeda, che invece rigettano la rappresentatività democratica a favore dell’instaurazione di un regime teocratico basato sulla Sharia (i gruppi jihadisti-salafiti saranno oggetto della prossima analisi).

Il terzo fattore è il radicalismo rivoluzionario, per rovesciare i vecchi equilibri di potere politici, sociali e tribali instaurati nella Libia di Gheddafi. Nessun attore del fronte islamista intende accettare, nelle istituzioni post rivoluzionarie, la presenza di esponenti politici o militari che avevano ricoperto ruoli di rilievo sotto Gheddafi. Si tratta di una frattura determinante tra islamisti di Tripoli e nazionalisti di Tobruk, visto che il generale Haftar è appena riuscito a far ritirare al parlamento di Tobruk la legge per il cosiddetto “isolamento politico”, che impediva ai funzionari che avevano servito durante l’era di Gheddafi di prestare servizio nelle nuove istituzioni (Di Ernesto, “Libia, il ritorno del generale Haftar“, Cesem, 13 feb 2015).

L’operazione “Alba libica”

Il fronte islamista nasce nel luglio 2014 come reazione militare all’operazione “Dignità”, lanciata nel maggio 2014 dalle forze armate nazionaliste del generale Haftar per cacciare le forze islamiste dalla Libia. Un’operazione sostenuta da Egitto e Emirati arabi uniti. Tutti i gruppi che si sono sentiti nel mirino hanno dato vita alla contro operazione “Fajr Libya” (o “Libya Dawn” o “Alba libica”). Ad agosto 2014 l’operazione Alba libica conquista il controllo dell’aereoporto internazionale di Tripoli, grazie alle milizie islamiste di Misurata (i cui leader hanno forti legami con il Qatar) che lo sottrae alle milizie di Zintan (alleate di Haftar). Tripoli passa sotto il controllo del fronte islamista e, nel settembre 2014, le stesse milizie di Misurata impongono il governo parallelo “di salvezza nazionale” guidato da Omar al Hassi, esponente dei Fratelli musulmani, appoggiato dalla Turchia. Nel novembre 2014, una contestata sentenza della Corte suprema di Tripoli definisce “illegittimo” il parlamento di Tobruk, eletto nel giugno 2014. Le milizie islamiste riportano quindi in vita il GNC, l’ex parlamento. Da quel momento la Libia ha due parlamenti e due governi che si fronteggiano.

Il Congresso nazionale generale (GNC) e il governo di “salvezza nazionale” di Tripoli

Il GNC è stato istituito nel luglio 2012, a seguito delle prime elezioni dopo la caduta di Gheddafi, vinte dall’Alleanza delle forze nazionali (ANF) di Mahmoud Jibril. Tuttavia, di fronte all’incapacità dei successivi governi di transizione a gestire la fase di passaggio verso la democrazia e di procedere al disarmo delle milizie, l’assemblea è progressivamente passata in mano al Partito della giustizia e della costruzione (JCP), considerato l’ala politica dei Fratelli musulmani in Libia, con circa 60 deputati “indipendenti” che si sono sempre più orientati sulle posizioni islamiste e conservatrici della Fratellanza.

Il governo di salvezza nazionale di Tripoli è guidato Omar Al Hassi, esponente della Fratellanza musulmana, 55enne, professore di Scienze politiche all’Università di Bengazi, ed è costituito da ministri poco noti in Libia (Libya pro-Islamist figure presents rival cabinet lineup, Libya News Today, 3 set 2014; Libia: la mappa delle milizie in un Paese spaccato, Ansa, 16 feb 2015). Al Hassi è stato proposto alla guida dell’esecutivo di Tripoli dalle milizie islamiche di Fajr Libia (Libia, leader Fajr Lybia al-Hassi: servono nuove elezioni, Internazionale, 4 nov 2015). Secondo fonti maltesi, Al Hassi era l’obiettivo dell’attacco compiuto dal commando armato all’hotel Corinthia di Tripoli dello scorso 27 gennaio 2015. Gli assalitori erano probabilmente legati al governo di Tobruk (Obiettivo assalto Tripoli era ‘premier parallelo’, Ansa, 27 gen 2015).

La Fratellanza musulmana e il JCP

La Fratellanza musulmana domina il GNC ed è considerata il movimento più organizzato nel paese. E’ presente con migliaia di sostenitori nelle più importanti città. I suoi leader sono in maggior parte accedemici o uomini d’affari (The knack of organisation, The Economist, 12/01/2013), che finanziano varie associazioni civili e fondazioni benefiche (Muslim Brotherhood forms party in Libya, Al Jazeera, 4 mar 2012). Tuttavia, la Fratellanza non è ancora riuscita ad avere il consenso necessario a guidare il paese attraverso le elezioni, come successo in Egitto, ed è lontana dall’avere il vasto seguito che ha in Turchia o in Tunisia. Dopo la sconfitta alle elezioni del 2012 il JCP e la Fratellanza hanno comunque saputo riorganizzarsi e fino alla metà del 2014, erano in ascesa in LIbia. Le milizie collegate alla Fratellanza sono diventate tra le più potenti del paese e il sostanziale fallimento dei governi appoggiati dall’ANF, come vosto sopra, aveva consegnato il controllo del GNC al Partito dell agiustizia e della costruzione, guidato da Mohamed Sowan, originario di Misurata, prigioniero politico nelle carceri di Gheddafi per otto anni. La Fratellanza ha quindi avviato sia una decisa politica di epurazione dell’apparato amministrativo contro i funzionari del vecchio regime, sia la creazione di un esercito parallelo. Due scelte ritenute necessarie per far fronte al timore più grande dei fratelli musulmani libici: un colpo di stato dei nazionalisti e dell’esercito che li allontani dal potere come successo in Egitto. Le misure hanno però alimentato il risentimento degli avversari e il lancio dell’operazione “Dignità” ha rafforzato i timori della Fratellanza. Il JCP ha quindi accettato nuove elezioni per il parlamento che si sono tenute nel giugno 2014, ma le ha perse di nuovo, a beneficio delle forze nazionaliste dell’ANF. (Libya: Muslim Brotherhood’s tenuous hold, IISS, 5 giu 2014). 

I gruppi armati

Le brigate di Misurata (o Unione dei rivoluzionari di Misurata) è una delle più forti della Libia. Si stima che siano composte da oltre 200 milizie, per un numero complessivo di effettivi che varia dai 36mila ai 40mila. Sono dotate di ingenti capacità militari, ottenute dagli arsenali di Tripoli e di Sirte durante la rivoluzione, tra cui 800 carri armati, 2.000 veicoli, 30,000 armi leggere, 16 cannoni, 13 lanciarazzi mobili, 2.480 colpi di mortaio, e 202 proiettili di artiglieria. Sono guidate da Ali Mousa e sono vicine alla Fratellanza musulmana. Alcuni gruppi armati non partecipano all’operazione Alba, e preferiscono difendere il controllo del territorio nella zona di Misurata (Mitchell, War in Libya and its Futures: State of Play – Islamist & Misrata forces (1), The Red (Team) Analysis, 5 gen 2015).

La Libyan Shield (o Scudo libico) è una milizia affiliata a quelle di Misurata e anch’essa molto vicina alla Fratellanza musulmana. Fu istituita nel 2012 per reprimere gli atti di violenza e garantire la sicurezza del governo nella totale assenza di un esercito regolare. Le stime parlano di effettivi che possono andare dai 6.000 ai 12.000 uomini, dotati di circa 1.200 veicoli leggeri. Il gruppo è articolato in quattro brigate presenti a Misurata, Bengazi, Khoms e Tripoli. La principale è quella di Misurata (la Libya Central Shield) guidata da Muhammed Musa.

La Libya Revolutionaries Operations Room (LROR) è considerata una milizia forte sostenitrice della Fratellanza musulmana. Conta qualche centinaia di membri, è dotato di armi pesanti e molto efficiente. La LROR nell’ottobre 2013 rapì l’allora primo ministro Ali Zeidan. Guidato da Adel al-Tarhouni, il gruppo ha forti legami con il JCP.

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