(di Daniel Pescini) Piccole cellule, separate tra loro e senza una strategia coerente, impegnate più che altro a sopravvivere contrastando i gruppi rivali. Oppure una milizia destinata a diventare la più potente del paese nel giro di un anno. Le analisi sulle reali forze di cui dispone lo Stato islamico in Libia (ISL) non concordano su numeri e potenzialità del gruppo jihadista. Una valutazione precisa degli asset militari del gruppo è complicata. Le notizie a disposizione sono scarse e difficili da verificare. Esagerarne o smisnuirne la forza è funzionale agli obiettivi dei vari attori impegnati sul palcoscenico libico. Serve quindi stabilire alcuni punti fermi su cui basare ogni valutazione sulle effettive capacità e minacce poste dalla presenza di Daesh in Libia.

Quanti combattenti ha lo Stato Islamico in Libia?

È difficile stabilire il numero preciso dei miliziani su cui può contare lo Stato islamico in Libia, anche se può essere ritenuta piuttosto attendibile la cifra di alcune centinaia, dai 300 agli 800 effettivi. Daesh si presenta in Libia nell’ottobre 2014, quando a Derna il Consiglio della gioventù islamica organizza il forum “Preparare la strada per lo Stato islamico”, durante il quale proclama la sua affiliazione allo Stato islamico in Siria e nel Levante (ISIS o ISIL). Il Consiglio della gioventù islamica di Derna è in quel momento formato da una serie di gruppi jihadisti, tra cui Ansar al-Sharia e i reduci della brigata al-Battar, composta da circa 300 jihadisti libici che avevano combattuto in Siria e in Iraq (Pargeter, Al Jazeera, 21 giugno 2015; Middle East Eye, 20 novembre 2014).

Tra novembre e dicembre 2014, i combattenti a disposizone dell’ISL a Derna, sono diverse centinaia, provenienti da tutto il Nord Africa e addestrati in una mezza dozzina di campi alle porte della città e nel vicino massiccio montuoso della Montagna Verde (Il generale David Rodrigues, a capo del Comando statunitense per l’Africa (AFRICOM) dichiara che lo Stato islamico ha allestito campi di addestramento nella zona di Derna, che forniscono supporto logistico a circa 200 militanti (The Africa Report, 4 dicembre 2014). Le forze dello Stato islamico in Libia continuano ad essere formate da poche centinaia di uomini anche dopo essere entrate a Sirte nel giugno 2015 (Joscelyn, The Long War Journal, 9 giugno 2015). Continua anche ad essere forte la presenza di combattenti stranieri, in particolare provenienti dalla Tunisia e dallo Yemen (, Global Post, 9 marzo 2015). Alla fine di agosto 2015, alcuni mass media hanno riportato la notizia di rinforzi arrivati a Sirte dall’Africa occidentale. Si tratterebbe di 80-200 miliziani del gruppo Boko Haram, alleatosi con l’ISIS nel febbraio 2015, e che dall’aprile 2015 ha adottato la denominazione di Stato islamico nell’Africa occidentale (La Repubblica, 31 agosto 2015; Spencer, Jihad watch, 29 luglio 2015).

I 300 libici dalla brigata al-Battar sono sicuramente soldati esperti, così come i numerosi foreing fighters provenienti da Siria e Iraq. Questi reduci formano i reparti più addestrati dei combattenti libici di Daesh. Il resto dei miliziani, per lo più impegnati a Sirte, ha comunque alle spalle mesi di scontri condotti a Derna e a Bengasi nel 2014. Quindi, i numeri indicano forze modeste ma con un alto grado di esperienza e preparazione militare. Due esempi possono essere portati a supporto di questa tesi. L’esercito nazionale libico (LNA) del generale Haftar ha impiegato un anno per cacciare l’ISL da Bengasi, sebbene potesse contare su appoggio aereo, armi pesanti e forniture militari costanti da Egitto e Emirati arabi uniti. A Sirte, una delle milizie più potenti di Misurata, il Battagliano 166, non è riuscito a sloggiare i miliziani del califfo e, in assenza di nuovi rinforzi, si è ritirato. (Cochrane, IHS Jane’s Intelligence Weekly, 28 maggio 2015). 

Quali armi ha a disposizione lo Stato islamico in Libia?

Come tutte le milizie presenti nel paese, anche i miliziani dell’ISL possono contare su fucili automatici, armi di piccolo calibro e mitragliatrici montate su pick up, oltre a missili antiaereo trasportabili a spalla. Ad agosto 2015, il Comitato nazionale per la difesa dei diritti umani, un’organizzazione non governativa di attivisti libici, ha denunciato su twitter bombardamenti d’artiglieria indiscriminati condotti dallo Stato islamico contro Sirte (Radio Vaticana, 13 agosto 2015; La Repubblica, 13 agosto 2015).

Il rischio che l’ISL possa incrementare consistentemente le proprie dotazioni militari resta alto. Nel paese circola una quantità enorme di armi, frutto del saccheggio dei magazzini militari di Gheddafi e del contrabbando. Le Nazioni unite hanno stimato in oltre 20 milioni il numero di armi esportate illecitamente dal paese dal 2011 ad oggi (Colarusso, Lettera 43, 18 febbraio 2015). Certo, per armarsi servono soldi e Daesh in Libia, al momento, non è in grado di autofinanziarsi. Non ha il controllo nè su giacimenti di gas o petrolio, nè su altri asset economico-finanziari rilevanti. Occorre però fare attenzione a quali rapporti lo Stato islamico, da Sirte, intratterrà con la Petroleum Facilities Guard di Ibrahim Jadhran, che ha la sua base a ovest della città, ad Ajdabiy, e che controlla alcuni terminal petroliferi nel Golfo di Sirte.

Gli spostamenti dei miliziani dell’ISL avvengono grazie a 100-150 suv e pick up armati (Ashour, Brookings Institution, agosto 2015). Per spostare uomini e armi, l’ISL usa le rotte dei trafficanti di migranti e dei contrabbandieri, le cui direttrici principali sono due: quella di sud-est, che dalla regione desertica di Kufra, ai confini con il Sudan, arriva sulla costa del Mediterraneo a Ajdabiya e poi raggiunge Bengazi;  quella dell’ovest, dove i traffici si svolgono attorno alla città di Ghadames (Cochrane, IHS Jane’s Intelligence Weekly, 28 maggio 2015). 

Non esagerare, non sottovalutare

La presenza dello Stato islamico in Libia suscita forti emozioni in Europa. Ad appena 400 chilometri dalle coste italiane, esiste una città-stato del califfo dove si applica la legge islamica, dove si taglia la testa agli infedeli e dalla quale si minaccia di far arrivare in Europa, magari attraverso i barconi dei migranti, terroristi pronti a colpire nel mucchio per preparare la conquista dell’occidente, fino a far sventolare la loro bandiera nera sul colosseo a Roma. Si tratta di una rappresentazione esagerata della minaccia costituita in questo momento da Daesh in Libia. E che fa comodo innanzi tutto allo stesso Stato islamico, che vede sovrastimate le proprie forze e capacità. Ma anche ai governi di Tripoli e Tobruk, che sventolano sotto il naso degli europei la minaccia del terrorismo e chiedono di rimuovere l’embargo di armi alla Libia imposto dall’Onu nel 2011. Anche settori in occidente favorevoli all’intervento armato per riportare la stabilità nel paese tendono ad esagerare le valutazioni sull’ISL.

Invece, uno sguardo più attento alle reali forze dell’ISL evidenzia come i suoi asset militari siano modesti, sebbene in grado di effettuare attacchi terroristici efficaci. Le capacità di conquista e di resistenza che l’ISL ha dimostrato di avere nella zona di Sirte, in realtà, sembrerebbero legate al fatto che molti gruppi jihadisti già presenti da tempo (in particolare Ansar al -Sharia), abbiamo adottato i simboli del califfato per aumentare la loro potenza di propaganda e la loro immagine di forza (Pargeter, Al Jazeera Center for Studies, 21 giugno 2015). Senza contare comunque che Daesh non sembra in pieno controllo della città di Sirte, dove a metà di agosto ci sono stati violenti scontri con milizie locali. Nel resto del paese, a Tripoli, a Bengasi, l’ISL può contare solo su piccole cellule, impegnate a livello locale a contrastare gruppi rivali che ne minacciano la sopravvivenza.

Si può quindi concludere che lo Stato islamico in Libia è senza dubbio una potenziale minaccia alla stabilità del paese, probabilmente destinata a crescere nel prossimo futuro, ma senza avere la capacità di raggiungere i livelli di forza e organizzazione dello Stato islamico in Siria e in Iraq.

Daniel Pescini è giornalista professionista, specializzato in Storia delle relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” di Firenze. Analista politico, dall’ottobre 2012 cura il blog “Geopolitica italiana”, i cui articoli sono stati pubblicati su vari siti specializzati di settore, tra cui Geopolitica.infoAffari Internazionali, Notizie Geopolitiche,e utilizzati anche come testi consigliati per i seminari dell’Istituto alti studi della difesa.
E’ tra gli autori del report “Focus sicurezza Libia” pubblicato nel luglio 2015 dall’Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed in Africa (ASRIE) in collaborazione con il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM)

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