Civili a Misurata (Credit: UNHCR/ H. Caux / June 2011)
Civili a Misurata (Credit: UNHCR/ H. Caux / June 2011)

(di Daniel Pescini) Più di 20mila civili sono stati feriti o uccisi in Libia dal luglio 2014 al maggio 2015. Le violenze sessuali sono largamente diffuse nel paese e circa 980mila bambini sono esposti a conflitti armati, traffico di esseri umani, reclutamenti forzati e torture. Solo a Tripoli e Bengazi si contano 270mila minorenni che avrebbero bisogno di assistenza psicologica e sociale.  Nel complesso, in Libia, 2 milioni e 440mila persone hanno bisogno di assistenza umanitaria.

Sono queste alcune delle cifre più impresionanti che si possono leggere nel Libya Humanitarian Needs Overview 2015, il rapporto sulle condizioni della popolazione libica aggiornato al settembre 2015 e prodotto dallo Humanitarian Country Team for Libya. Il documento è stato pubblicato sul sito della Missione di supporto in Libia della Nazioni unite (Unsmil) e sul sito reliefweb.int, che fornisce costanti aggiornamenti sulle crisi umanitarie nel mondo e che è un servizio digitale specializzato dell’Uffico di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni unite (Ocha).

Il rapporto non fa sconti a nessuna delle parti in causa: “Violazioni diffuse dei diritti umani -si legge nella sintesi del report- e delle leggi internazionali a loro tutela, compresi episodi di violenza di genere e di violazione dei diritti dei bambini, sono perpetrati da tutte le parti in conflitto”. 

In Libia, su una popolazione di 6,3 milioni di abitanti, 3 milioni di persone stanno soffrendo in modo più o meno rilevante le conseguenze del conflitto armato e della crisi istituzionale del paese. Di queste, ben 2,44 milioni di persone (tra cui 1,35 milioni sono donne o bambini) hanno bisogno di assistenza umanitaria. Il rapporto afferma che in Libia sono presenti 430mila sfollati, 100milla rifugiati o richiedenti asilo, 150mila migranti.

Ma perchè il conflitto in Libia colpisce così profondamente la popolazione civile? La ragione sta nella natura “urbana” dello scontro. In Libia le varie milizie e forze militari più o meno regolari si confrontano sopratutto all’interno dei centri abitati per assumerne il controllo. Gli scontri più violenti si sono registrati nelle città e nelle province più popolose: a Bengasi (la cui provincia conta 817mila abitanti), a Tripoli (1 milione e 78mila abitanti), Misurata (687mila), Sirte (90mila), Sabha (154mila) e Derna (182mila). Il che significa un impatto estremamente duro sulle condizioni di vita e di sicurezza della popolazione.

Si spiega così la cifra di 2 milioni e 440mila abitanti che secondo il rapporto si trovano esposti a violenze, a violazioni dei diritti umani, a danni provocati da ordigni bellici non esplosi e reclutamenti forzati. Particolare preoccupazione desta la condizione di circa 250mila persone tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti, il cui status giuridico li rende particolarmente vulnerabili ad abusi, marginalizzazione e sfruttamento. 

Il rapporto indica in 435mila le persone che hanno abbandonato le loro case dalla metà del 2014 in poi, con circa 100mila sfollati che vivono in centri di accoglienza a cielo aperto o in edifici di fortuna, come scuole e magazzini.

Il sistema sanitario è giunto al punto di collasso e 1 milione e 900mila persone non hanno accesso a livelli di assistenza sanitaria di base.

 

 

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