“Nel secondo trimestre del 2016, l’attività economica in Medio Oriente e Nord Africa (MENA) sembra aver toccato il fondo. Nel solco della pessima performance del primo trimestre, la crescita ha rallentato fino a livelli mai visti se non nel bel mezzo della crisi finanziaria del 2009″. E’ quanto si legge sin dalle prime righe nell’edizione di ottobre del Consensus Forecast Middle East & North Africa, redatto da FocusEconomics.

Per contrastare deficit di bilancio in crescita esplosiva, molti governi hanno deciso severe misure di austerità che hanno finito per incidere sull’attività economica sia pubblica, sia privata. In particolare è la performance dei paesi esportatori di petrolio a far assumere all’andamento economico della regione valori bassi.

“La crescita verso l’alto dei prezzi del petrolio non è stata sufficiente a compensare le perdite accumulate da quando i prezzi  hanno iniziato a scendere nella seconda metà del 2014″ spiega il report.

“Nel tentativo di sostenere i prezzi del petrolio e riaccendere la crescita, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha raggiunto un accordo preliminare per ridurre la produzione di petrolio durante la conferenza sull’energia svoltasi il 26-28 settembre in Algeria”.

L’accordo stabilisce una riduzione della produzione di petrolio Opec: dai circa 33,2 milioni di barili al giorno dell’agosto 2016 si passa ad una produzione compresa tra i 32,5 e i 33 milioni di barili al giorno. Erano otto anni che l’Opec non decideva di tagliare la produzione. “Tuttavia, l’annuncio del taglio non è riuscito a far crescere in maniera significativa il prezzo del greggio” continua il report. “L’assenza di linee guida in materia di quote da rispettare per ciascun paese membro e di meccanismi per garantire che tutte le parti rispettino il taglio, minacciano di far deragliare l’accordo finale, la cui firma è prevista per il prossimo 30 novembre” a Vienna, in occasione della 171esima assemblea ordinaria del cartello. Sulla reale possibilità che l’accordo possa essere messo in pratica pesano la prospettiva del ritorno sul mercato delle esportazioni dalla Libia e dalla Nigeria, la reciproca diffidenza tra Iran e Arabia saudita, e la partecipazione o meno della Russia a tale accordo.

Secondo il panel di esperti consultato da FocusEconomics, l’intera aerea Mena avrà una crescita del Pil pari al 2,3% alla fine del 2016 e del 2,8% nel 2017. Merito in particolare della crescita economica in Iran (+3,8% nel 2016, prevista al 4,5% nel 2017) e in Qatar (+3,4% nel 2016 e +3,6% nel 2017). Buone le prospettive di crescita anche per l’Egitto (+3,3% nel 2016, +3,6% nel 2017) e Israele (+2,7% nel 2016, +3,2% nel 2017). Bassa crescita invece in Libano (+1,1% nel 2016, +1,6% nel 2017) e in Arabia Saudita (+1% nel 2016 e +1,3% nel 2017). Buone le aspettative per la crescita della Tunisia (dal +1,6% del 2016 al +2,5% del 2017) e del Marocco (dal +1,8% del 2016 al 3,8% del 2017).

Anche l’Economic Outlook della Banca mondiale del 30 settembre 2016 non lascia dubbi. “Quest’anno sembra essere uno dei più difficili per la regione MENA” scrivono gli analisti della Banca mondiale.

“La sfida più grande per gli esportatori di petrolio è gestere i conti dello stato e le strategie di diversificazione economica con i prezzi del petrolio al di sotto dei 45 dollari al barile. Minori entrate fiscali e penuria di valuta hanno costretto i governi dell’area MENA a tagliare le spese sia in conto capitale sia nelle partite correnti”.

“La crescita del settore privato, fonte di nuovi posti di lavoro, ha rallentato, il che rende difficile assorbire il gran numero di disoccupati. Gli ultimi dati sul mercato del lavoro mostrano che il tasso di disoccupazione è rimasto ostinatamente alto in Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Marocco e Tunisia. La crescita del Pil nell’intera regione è prevista al suo livello più basso per il quarto anno consecutivo, ovvero attorno al +2,7% nel 2016″ inferiore di mezzo punto rispetto a quanto previsto lo scorso aprile.

Secondo la Banca mondiale, per il 2016 e il 2017 la cresita economica della regione Mena è prevista al +3,2% e +3,6%, ma su queste previsioni incombe il rallentamento delle economie del Golfo Persico (+1,8% nel 2016, la metà di quello del 2015). La Banca mondiale si aspetta che le economie dei paesi Mena importatori di petrolio vadano un pò meglio (+2,6% nel 2016) ma la ripresa resta debole e sopratutto fragile. Sono infatti questi paesi ad essere stati i più colpiti dagli attacchi terroristici, a sopportare i costi per i profughi delle guerre in corso nei paesi vicini, e a risentire dei minori investimenti provenienti dai paesi del Golfo.

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