Nell’aprile del 2022, con il perdurare della guerra tra Russia e Ucraina, il governo italiano  organizza una serie di missioni di alto livello in Algeria, Angola, Congo, Mozambico, Egitto allo scopo di accrescere la cooperazione energetica nella fornitura di gas. Obiettivo: diminuire drasticamente la dipendenza dalla Russia. L’Italia nel 2021 ha consumato 76,1 miliardi di metri cubi (bcm) di gas. Il 95,7% di questo gas (pari a 72,83 bcm) è stato importato. Il 40% delle importazioni di gas proviene dalla Russia (29 miliardi di bcm), cui seguono l’Algeria con il 29% (pari a poco più di 21 bcm), l’Azerbaijan e il Qatar (entrambi con il 9,8%), la Libia (4,3%) e la Norvegia (2,9%). Che cosa ottiene l’Italia da questa caccia al gas in Africa? Ecco la prima parte di questa analisi dedicata all’Algeria.

Il governo italiano sottoscrive l’accordo con l’Algeria l’11 aprile. E’ una dichiarazione di intenti sulla cooperazione nel settore energetico nella quale è compreso un accordo tra l’Eni e la Sonatrach (la società nazionale che si occupa di ricerca, produzione, trasporto, trasformazione e commercializzazione degli idrocarburi algerini) per aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia, nell’ambito dei contratti a lungo termine già in essere. L’accordo prevede di utilizzare la capacità non sfruttata del gasdotto TransMed per fornire all’Italia, a partire dall’autunno 2022, volumi crescenti di gas, fino a 9 bcm all’anno nel 2023-24.

La scelta di aumentare il flusso di gas dall’Algeria è quasi obbligata per Roma. La vicinanza geografica tra Algeria e Italia limita i rischi geopolitici connessi ad un mercato che deve necessariamente basarsi su gasdotti, cioè su una struttura di trasporto “rigida”, poco diversificabile, ed esposta alle crisi dei paesi che attraversa. L’Algeria possiede riserve provate pari a 2.400 bcm di gas ed è il più grande esportatore di gas dell’Africa. Gli oltre 21 bcm di gas destinati all’Italia raggiungono la Sicilia attraverso il gasdotto TransMed. La cooperazione energetica tra Italia e Algeria è solida. L’Eni è presente nel paese dal 1981 e nel dicembre 2021 ha siglato con Sonatrach un nuovo contratto petrolifero per esplorare le risorse energetiche del bacino del Berkine. L’Eni conta, entro la fine del 2022, di iniziare a utilizzare i 135 milioni di barili di olio equivalenti di riserve stimate presenti nell’area e, a marzo 2022, ha scoperto nuove risorse di petrolio e gas nella concessione Zemlet el Arbi, sempre nel bacino del Berkine.

L’accordo di aprile lascia comunque tre questioni aperte. La prima riguarda la capacità di trasporto del TransMed. Il gasdotto può pompare 32,7 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Nel 2021 ne ha trasportati 24,9 (poco più di 21 in Italia, il resto in Tunisia). La capacità residua è quindi di 7,8 bcm. Come farà l’Algeria a garantire all’Italia i 9 bcm stipulati? Sono in programma nuovi investimenti e progetti capaci di ampliare, nel giro di pochi anni, la portata del TransMed?

La seconda questione si sintetizza nella domanda: a quali prezzi sarà venduto il gas algerino all’Italia? Secondo quanto riporta il sito della Sonatrach, “l’accordo consente alle due società di fissare livelli dei prezzi di vendita del gas naturale, in linea con le condizioni di mercato, per l’esercizio 2022-2023 secondo clausole contrattuali di revisione dei prezzi”. capire quali siano i livelli dei prezzi in linea con le condizioni del mercato è di primaria importanza considerato che a marzo 2022 il prezzo del gas naturale era di 125,42 euro a mega wattora. Un anno prima, a marzo 2021, era di 17,74 euro. Il 27 aprile scorso, sulla piattaforma olandese Ttf (il principale mercato di riferimento per lo scambio del gas in Europa) il prezzo del gas naturale per i contratti di fornitura a maggio (futures) era pari a 106,3 euro per megawattora. Il 7 marzo scorso il futures di aprile aveva raggiunto i 309 euro a megawattora.

La terza questione riguarda i buoni rapporti che da lungo tempo l’Algeria intrattiene con la Russia. La Russia è di gran lunga il primo fornitore di armi dell’Algeria. Secondo le stime del Sipri, tra il 2020 e il 2021, il paese ha importato 898 milioni di dollari in armi: 672 milioni dalla Russia, 96 dalla Germania, 78 dalla Francia, 48 dall’Italia, 3 dalla Cina e 1 dalla Spagna. Dopo l’invasione dell’Ucraina, alle Nazioni unite l’Algeria ha sempre votato contro o si è astenuta sulle risoluzioni nei confronti della Russia. Ciò non ha impedito al paese nord africano di stipulare l’accordo con l’Italia, per cui finché Algeri continuerà a mantenere un atteggiamento pragmatico, di bilanciamento tra Unione europea e Russia, l’Italia può ragionevolmente considerare affidabile la continuità di forniture dall’Algeria.

Dal punto di vista geopolitico, infine, è importante notare che il gas algerino arriva in Italia attraverso la Tunisia. Il TransMed, infatti, nel suo primo tratto collega i giacimenti Hassi R’mel, nel deserto algerino, alla stazione gasiera di Oued Safsaf al confine con la Tunisia: è il gasdotto Enrico Mattei (GEM). In Tunisia il TransMed prende il nome di gasdotto TTPC (Transtunisino) e collega la stazione di compressione gas di Feriana alla stazione di compressione di Capo Bon. Qui, la pipeline diventa sottomarina per attraversare lo Stretto di Sicilia, tratto controllato dalla Trans-Mediterranean Pipeline Company, una joint venture di Eni e Sonatrach. La repubblica tunisina, però, sta attraversando una accentuata crisi economica, le condizioni sociali della popolazione stanno peggiorando e il presidente, Kais Saied, sta ampliando sempre di più le proprie prerogative a scapito degli altri organi istituzionali (il parlamento, la magistratura) assumendo di fatto pieni poteri in vista delle prossime elezioni già calendarizzate per il 17 dicembre 2022.

Ad uno sguardo d’insieme, l’accordo con l’Algeria può portare discreti benefici alla sicurezza energetica italiana. I 9 bcm accordati all’Italia andrebbero a sostituire, nel medio termine, quasi un terzo delle importazioni dalla Russia. Resta da capire a quale prezzo. I rapporti bilaterali tra Roma e Algeri adesso sono più forti e, grazie agli investimenti nel settore energetico effettuati dall’Eni, possono contribuire sia alla stabilità del paese, sia alla sua autonomia da Mosca. Per l’Italia, tuttavia, accrescere la propria dipendenza dal TransMed significa esporsi ancora di più alle conseguenze di un eventuale collasso istituzionale della Tunisia. Con la crisi geopolitica ancora in atto in Libia, altro fornitore di gas strategico per l’Italia, se anche il regime tunisino dovesse andare incontro a nuove crisi di legittimità, scaturite da una colpo di stato o da una nuova rivoluzione sociale innescata dalla crisi economica, per Roma la partita del gas che arriva dalle pipeline del Mediterraneo si complicherebbe parecchio.

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Algeri, 11 aprile 2022 – Dichiarazioni alla stampa del Presidente Draghi (Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri, licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT)