Costretta ad importare il 90% del gas naturale necessario al proprio mercato energetico, l’Italia non vuol rimanere esclusa dalla partita per distribuire il gas naturale del Mar Caspio in Europa senza passare dalla Russia. Una partita che si gioca a Baku, in Azerbaijan, dove il consorzio di sfruttamento del giacimento di Shah Deniz 2 dovrà decidere se utilizzare il gadotto Tap (che terminerà in Puglia) oppure il gasdotto West Nabucco (che esclude il passaggio in territorio italiano) per distribuire 1.200 miliardi di metri cubi di gas in Europa. La decisione è attesa entro giugno 2013. Intanto, i russi portano avanti la realizzazione del gasdotto South Stream, che non passerà dall’Italia, che modificherà l’attuale sistema di forniture europee, e che mette a rischio la realizzazione di alcuni gasdotti in progetto nel Mediteranneo.

Da chi importa il gas naturale l’Italia. L’Italia è il quarto paese al mondo per importazioni di gas, preceduto da Stati Uniti, Germania e Giappone e nel 2010 (ultimo anno su cui esistono dati verificati) ha avuto a disposizione per i propri consumi 83,6 miliardi di metri cubi di gas, di cui 27,6 miliardi importati dall’Algeria, 14,8 dalla Russia, 9,4 miliardi dalla Libia. mappa_gas_petrolio_italiaAltri paesi fornitori con quote significative sono stati il Qatar con 6,2 miliardi, l’Olanda con 3,2 miliardi, la Norvegia con 3 miliardi. La produzione nazionale è stata di 8,4 miliardi di metri cubi. Nel 2011 la guerra civile in Libia ha fatto diminuire le importazioni da Tripoli a 2,2 miliardi, la quota dell’Algeria si è abbassata a 23 miliardi, mentre è aumentata l’importazione di gas dai paesi dell’ex Urss fino a 19,7 miliardi. I piccoli aumenti di quote importate da Olanda e Norvegia hanno portato la disponibilità di gas per l’Italia a 78,6 miliardi di metri cubi, 5 in meno rispetto al 2010.

Gasdotti e impianti di rigassificazione operativi. Il gas naturale arriva in Italia attraverso quattro gasdotti e due impianti di rigassificazione. Nel 2010 sono stati importati via gasdotto 66,6 miliardi di metri cubi di gas (l’88%), mentre le importazioni attraverso gli impianti di rigassificazione sono state pari a 8,7 miliardi metri cubi).

Il Transmed è il gasdotto che trasporta il gas algerino. E’ lungo 2.220 chilometri, di cui 370 in Tunisia, 380 sul fondo del mare e 1.470 in Italia. Il primo tratto di 550 km porta il gas dal giacimento di Hassi R’Mel fino al confine con la Tunisia, dove entra nella linea Transmed. Il punto di arrivo in Italia è a Minerbio, vicino a Bologna, dove il gas entra nel sistema di distribuzione italiano. Proprietaria del gasdotto è la Transmed S.p.A, partecipata al 50% dall’Eni  e dalla Sonatrach, la compagnia petrolifera di stato algerina. Attualmente l’Eni, attraverso la Snam, sta realizzando un ampliamento del Transmed che aumenterà la sua capacità di 3,3 miliardi di metri cubi annui.

Il Greenstream è il gasdotto sottomarino lungo 520 chilometri, che collega l’impianto di trattamento di Mellitah, sulla costa libica, con il terminale di ricevimento alla rete nazionale del gas di Gela. Il gasdotto può porta in Italia dagli 8 ai 10 miliardi di metri cubi all’anno. Il complesso di Mellitah (realizzato dall’Eni nel 2004 per circa 12 miliardi di dollari) lavora il gas naturale proveniente da due giacimenti: il primo, Bahr Essalam, è offshore, a 110 chilometri dalla costa; il secondo, Wafa, è nel deserto libico, vicino al confine con l’Algeria. L’Eni è operatore per lo sviluppo congiunto dei due giacimenti con una quota del 50%; l’altro partner è la National Oil Corporation, società di stato libica.

Il Trans Austria Gasleitung fa arrivare in Italia il gas dai giacimenti russi. Il gasdotto transaustriaco, che rifornisce anche Austria, Slovenia e Croazia, è posseduto dalla Trans Austria Gasleitung Gmbh. Fino alla fine del 2011 questa società è stata controllata all’89% dall’Eni e all’11% dalla Omv Gas Gmbh. Dal 22 dicembre 2011 la quota dell’Eni è passata alla Cassa depositi e prestiti, mentre la Omv Gas Gmbh ha cambiato nome in Gas Connect Austria Gmbh.  La Cassa depositi e prestiti è una società per azioni a controllo pubblico: il Ministero dell’economia e delle finanze italiano detiene il 70% del capitale, il restante 30% è posseduto da un nutrito gruppo di fondazioni bancarie italiane e gestisce una parte consistente del risparmio nazionale, il risparmio postale. La Cassa è il principale azionista di Eni (di cui detiene il 25,76%) e della Snam (di cui detiene il 30%).

Il Transitgas è invece il gasdotto che attraversa la Svizzera e arriva in Italia attraverso la Val d’Ossola, trasportando 15,5 miliardi di metri cubi di gas provenienti prevalentemente da Paesi Bassi e Norvegia. La pipeline è lunga 293 chilometri, parte da Wallbach (sul confine tedesco-svizzero) dove si connette al gasdotto Trans Europa Naturgas Pipeline, e termina a Passo Gries (sul confine italo -svizzero). L’infrastruttura è gestita dalla Transitgas AG, società controllata al 51% da Swissgas, e partecipata al 46% da Fluxswiss Sa (che dal 2011 ha preso il posto di Eni Gas Transport International Sa quale successore legale) e al 3% da E.ON Rhurgas Ag.  Nel dicembre 2012 Italia e Svizzera hanno siglato un nuovo patto per migliorare lo sfruttamento del gasdotto ad un duplice scopo: migliorare la gestione delle situazioni di emergenza, dopo che nel 2011 alcuni guasti tecnici interruppero le forniture; rafforzare il ruolo dell’Italia quale hub del gas per l’europa. L’intesa, infatti, prevede anche un più stretto coordinamento del sostegno congiunto al progetto Trans Adriatic Pipeline.

Gli impianti di rigassificazione operativi in Italia sono due: quello di Panigaglia (La Spezia) dove arriva gas importato dall’Algeria e dalla Norvegia, e quello di Porto Levante (Rovigo), dove attraccano le navi gasiere provenienti da Qatar, Egitto, Trinidad & Tobago, Guinea Equatoriale e Norvegia.

Gasdotti e impianti di rigassificazione in progetto.  Il Galsi è il gasdotto in progetto che che collegherà l’Algeria alla Sardegna e alla Toscana attraverso un percorso lungo quasi 900 km, di cui circa 600 in mare. La pipeline avrà una capacità di trasporto di 8 miliardi di metri cubi all’anno e sarà realizzata dalla Galsi spa, società fondata nel 2003 e sostenuta da Sonatrach (41,6%), Edison (20,8%), Enel produzuone (15,6%), Gruppo Hera (10,4%) e dalla Regione Sardegna che partecipa attraverso la finanziaria Sfirs (11,6%). Dal 2007 anche Snam Rete Gas collabora con Galsi alla realizzazione del progetto avendo siglato un accordo con il quale diverrà realizzatore, operatore e proprietario del tratto italiano del gasdotto. Sebbene più volte riconosciuto come una infrastruttura strategica a livello europeo, il progetto per realizzare il gasdotto trova molte difficoltà alla sua realizzazione. Dopo nove anni di rinvii e ritardi, l’Unione Europea ha recentemente richiesto ulteriori garanzie sull’impatto ambientale dell’opera, cui ha vincolato la concessione dei propri fondi. L’Algeria ha minacciato di ritirasi dal progetto se l’Italia appoggerà la realizzazione di altre progetti, ovvero il Trans Adriatic Pipeline. L’assemblea generale dei soci di Galsi spa, che si è tenuta a Milano lo scorso 14 novembre ha rimandato, all’unanimità, al 30 maggio 2013 la decisione finale sugli investimenti. Da febbraio, le autorità algerine hanno aperto un’indagine sulle presunte tangenti versate dall’Eni ad esponenti del governo algerino per assegnare a Saipem (controllata da Eni al 43%) contratti e forniture per 11 miliardi di euro. L’indagine, omologa a quella condotta in Italia dalla Procura di Milano e che vede tra gli indagati Paolo Scaroni, ad di Eni, si concentrerà anche sul ruolo svolto dalal Sonatrach nella vicenda.

Il Trans Adriatic Pipeline (Tap) è il progetto per costruire il gasdotto da 800 chilometri che da Komotini, in Grecia, attraverso l’Albania e l’Adriatico, punta a portare il gas dai giacimenti azeri di Shah Deniz 2 (nel Mar Caspio) in Puglia e da lì ai mercati europei. ???????????A Komotini, al confine turco-greco il gasdotto sarà collegato al Trans Anatolian Pipeline (Tanap) che attraverserà tutta la Turchia fino alla Georgia, dove si innesterà sul South Caucasus Pipeline Expansion che, attraverso Georgia e Azerbaijan, arriverà ai giacimenti di Shah Deniz, al largo di Baku. Una volta completato, il Tap potrà trasportare 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, con la possibilità di ampliarne la capacità a 20. Gli azionisti del progetto sono la norvegese Statoil, la svizzera Swiss Axpo e la tedesca E.ON. Il gasdotto terminerà in corrispondenza di un terminale di ricezione situato a 5 chilometri dalla costa pugliese, dove Tap si collegherà alla rete italiana di trasporto del gas. Attualmente, il TAP si trova ancora nella fase di pianificazione iniziale. Molto dipenderà da quale soluzione sceglierà il consorzio di sfruttamento di Shah Deniz 2 per trasportare i 1.200 miliardi di  di metri cubi di gas del giacimento in Europa. Oltre al Tap, infatti, il consorzio può optare anche per il gasdotto Nabucco West. Il consorzio Nabucco (composto dalla Bulgarian Energy Holding, dalla turca Botas, dall’ungherese Fgsz Ltd, dalla OMV, e dalla Romena Tranzgas) ha infatti proposto la realizzazione di un gasdotto che, come il Tap, si collegherà ai terminali europei del Tana, ma sul confine turco-bulgaro,  e da lì proseguirà per 1.300 chilometri attraverso Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria, con una capacità di trasporto variabile tra i 10 e i 23 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Sia il Nabucco West, sia il Tap offrono la possibilità di far arrivare nell’Europa centrale e occidentale il gas del Caspio senza passare dall’Iran o dall’Ucraina.

Un terzo terminal di rigassificazione si aggiungerà a quelli già esistenti: l’ Offshore Lng Toscana (Olt) che sarà realizzato al largo di Livorno.  Il progetto prevede la conversione di una nave metaniera in un terminale galleggiante a circa 22 chilometri dalla costa. A regime il terminale avrà una capacità di rigassificazione di 3,75 miliardi di metri cubi annui (circa il 4% del fabbisogno nazionale), una capacità media di rigassificazione di 11 milioni di metri cubi al giorno e una capacità di stoccaggio di 137.500 metri cubi di gnl. Nel febbraio 2010 sono partiti i lavori di realizzazione del gasdotto sottomarino al largo della costa e attualmente sono in corso di ottenimento l’autorizzazione integrata ambientale da parte del Ministero dell’ambiente e l’approvazione del rapporto di sicurezza definitivo da parte del Comitato tecnico regionale), entrambi necessari per l’entrata in esercizio del terminale. Entro giugno 2013 è previsto l’arrivo del terminale, allestito a Dubai, mentre l’inizio delle attività commerciali è programmato entro il settembre 2013.

Intanto, i russi….Il South Stream è invece il gasdotto promosso da Gazprom per far arrivare il gas russo all’Unione europea senza passare dall’Ucraina. Il South Stream partirà da Anapa, città russa sul Mar Nero. Il primo tratto, lungo 925 chilometri, sarà sottomarino e attraverserà il Mar Nero fino a Varna, in Bulgaria. Il secondo tratto, lungo 1.455 chilometri, attraverserà Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia per terminare a Tarvisio, in Italia (11 i chilometri che la pipeline percorrerà sul suolo italiano). La realizzazione è affidata a una serie di joint venture che la Gazprom ha promosso per ogni tratto della pipeline. Il tratto off shore sarà realizzato dalla South Stream Transport Ag, partecipata al 50% da Gazprom, al 20% dall’Eni, al 15% dalla francese Edf e al 15% dalla Winterstall Holding Gmbh (compagnia tedesca parteciapata dal gruppo Basf). Il tratto on shore, invece, sarà realizzato con joint venture di cui Gazprom deterrà il 50%, mentre l’altra metà sarà partecipata dalle aziende energetiche nazionali degli stati attraversati dal gasdotto.  Nel dicembre scorso a Milano, il consiglio di amministrazione della South Stream Trasnsport Ag ha varato la decisione finale di investimento per il tratto off shore. Nei mesi precedenti hanno fatto altrettanto i governi dei paesi attraversati dal gasdotto. Sebbene non sia stato dato ancora avvio ai lavori, il comitato di gestione di South Stream continua a garantire l’avvio delle forniture entro la fine del 2015. Quando il South Stream sarà a regime (nel 2018-2019) avrà una capacità di trasporto di 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, di cui 24 potenzialmente destinati al mercato italiano.

Le opzioni strategiche dell’Italia. La prossima entrata in attività del South Stream può rendere del tutto inutile per l’Italia importare gas dalla Russia attraverso il Trans Austrian Gasleitung. Il South Stream sarà una infrastruttura più avanzata, più sicura dal punta di vista tecnologico e non passerà dal territorio dell’Ucraina, che ha creato in passato diverse instabilità alle forniture dalla Russia. Allo stesso tempo, però, il nuovo gadotto della Gazprom non garantisce all’Italia la diversificazione dei fornitori di gas.  Il Trans Adriatic Pipeline, invece, avrebbe sia il vantaggio di aggiungere l’Azerbaijan tra i paesi da cui importare il gas naturale, sia quello di essere una struttura costruita con tecniche moderne e lungo un tragitto che è interesse di tutti gli attori coinvolti, compresa al Russia, mantenere geopoliticamente sicuro e stabile. Ecco perchè il governo italiano negli ultimi tempi ha manifestato a più riprese, con atti concreti, la propria preferenza per la realizzazione del Tap. A febbraio Italia, Grecia e Albania hanno firmato un accordo intergovernativo che impegna i tre paesi a cooperare strettamente in favore del Tap, creando standard comuni relativi agli aspetti tecnici, di sicurezza, ambientali, sociali e di risorse umane e definendo anche le basi giuridiche, legali e fiscali per la soluzione di eventuali dispute. Dal luglio 2012 L’Enel sta valuntando il suo eventuale ingresso nel consorzio che vuol realizzare il gasdotto. L’Italia non vuol restare tagliata fuori dalle rotte dei gasdotti nel corridoio sud. Perchè se il consorzio di sfruttamento di Shah Deniz 2 scegliesse il Nabucco West, le principali  forniture di gas dalla Russia e quelle dall’Azerbaijan arriverebbero in Europa con due gasdotti provenienti dalla penisola balcanica, senza ricadute di investimenti sull’Italia. D’altra parte, l’appoggio italiano alla realizzazione del Tap scontenta molto l’Algeria, che risulterebbe la vera perdente della partita,  e porrebbe probabilmente fuori gioco la costruzione del Galsi.

Daniel Pescini

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